Novità - Eventi
16/12/2025NATALE IN CASA BOSSI
Anche quest'anno le luci del Natale novarese si caratterizzano per un appuntamento speciale e qualche sorpresa. Un'illuminazione artistica di grande effetto accenderà Casa Bossi rendendo la passeggiata sul Baluardo una tappa magica per tutti.
Casa Bossi inoltre aprirà le porte alla città domenica 16 dicembre per il tradizionale scambio di auguri, con il seguente programma:
h. 16,00 - Apertura di Casa Bossi
h. 17,00 - Presentazione dell’illuminazione a sorpresa della Casa e del programma di animazione, sviluppato con i ragazzi del Liceo Artistico “Casorati”
h. 17,30 - Marco Tamagni canterà “Canzone d'Amore per Casa Bossi” e altri brani
Interverranno i Professori Paola Contini e Luigi Colombo che hanno coordinato i ragazzi del Liceo Artistico “Casorati”, i Dirigenti di Ascom, CNA, e Confartigianato per la collaborazione prestata da alcuni loro associati e gli Sponsor Legacoop – Novacoop e Greensound (Service audio-video-luci) che hanno permesso la realizzazione del progetto di light design.
Tanti Auguri da Casa Bossi
06/12/2025Casa Bossi inoltre aprirà le porte alla città domenica 16 dicembre per il tradizionale scambio di auguri, con il seguente programma:
h. 16,00 - Apertura di Casa Bossi
h. 17,00 - Presentazione dell’illuminazione a sorpresa della Casa e del programma di animazione, sviluppato con i ragazzi del Liceo Artistico “Casorati”
h. 17,30 - Marco Tamagni canterà “Canzone d'Amore per Casa Bossi” e altri brani
Interverranno i Professori Paola Contini e Luigi Colombo che hanno coordinato i ragazzi del Liceo Artistico “Casorati”, i Dirigenti di Ascom, CNA, e Confartigianato per la collaborazione prestata da alcuni loro associati e gli Sponsor Legacoop – Novacoop e Greensound (Service audio-video-luci) che hanno permesso la realizzazione del progetto di light design.
Tanti Auguri da Casa Bossi
Tetralogia della polvere - Igloo - Habitat and Architecture
Silvia Gugu, architetto rumena con esperienze formative e lavorative negli USA e in Romania, dopo la visita in Luglio 2012 alla mostra site-specific di Gian Maria Tosatti Tetralogia della polvere a Casa Bossi a Novara, ha scritto un articolo sulla rivista Igloo - Habitat and Architecture, nel numero di Settembre 2012, una pubblicazione di Igloo Media, Bucarest, Romania.
L'articolo, che si intitola Tetralogia della polvere. Casa Bossi, Novara, riporta alcune immagini delle installazioni della mostra oltre a una descrizione integrale in lingua rumena.
Per gentile concessione dell'autore e dell'editore pubblichiamo l'articolo in formato digitale.
15/11/2025L'articolo, che si intitola Tetralogia della polvere. Casa Bossi, Novara, riporta alcune immagini delle installazioni della mostra oltre a una descrizione integrale in lingua rumena.
Per gentile concessione dell'autore e dell'editore pubblichiamo l'articolo in formato digitale.
TRA BOTTEGHE DI MESTIERE E FUTURO ARTIGIANO: LA RISCOPERTA DELL’INTELLIGENZA DELLE MANI
Per cercare di opporsi con i fatti alla retorica della crisi, speriamo di fare cosa gradita nel rivolgere l’invito al convegno:
TRA BOTTEGHE DI MESTIERE E FUTURO ARTIGIANO: LA RISCOPERTA DELL’INTELLIGENZA DELLE MANI
Il 15 novembre, h.16,00 – 19,30, presso: Sala del Consiglio, Camera di Commercio, via Avogadro, 4 – Novara
promosso da:
Camera di Commercio, Comitato d’Amore per Casa Bossi, Comune di Novara, Incubatore d’imprese Enne3, ATL, Provincia di Novara
Rivolto a tutti e in particolare a:
Professionisti, imprese edili, scuola edile, restauratori, operatori del restauro e dell’eccellenza artigiana (per il tramite delle loro rappresentanze)
Scuole superiori (per il tramite dei presidi, delle autorità scolastiche provinciali e dei responsabili dell’orientamento)
16.00 - Benvenuto e saluti istituzionali
16.30 – Contributi
18.00 - Presentazione del libro- “Futuro artigiano. L’innovazione nella mani degli italiani”
Giovanni Lanzone, Presidente di The Renaissance Link, ne discute con l’autore Stefano Micelli,
Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia
Intervenite numerosi aiutateci a divulgare questa importante iniziativa.
Roberto Tognetti
19/10/2025TRA BOTTEGHE DI MESTIERE E FUTURO ARTIGIANO: LA RISCOPERTA DELL’INTELLIGENZA DELLE MANI
Il 15 novembre, h.16,00 – 19,30, presso: Sala del Consiglio, Camera di Commercio, via Avogadro, 4 – Novara
promosso da:
Camera di Commercio, Comitato d’Amore per Casa Bossi, Comune di Novara, Incubatore d’imprese Enne3, ATL, Provincia di Novara
Rivolto a tutti e in particolare a:
Professionisti, imprese edili, scuola edile, restauratori, operatori del restauro e dell’eccellenza artigiana (per il tramite delle loro rappresentanze)
Scuole superiori (per il tramite dei presidi, delle autorità scolastiche provinciali e dei responsabili dell’orientamento)
16.00 - Benvenuto e saluti istituzionali
16.30 – Contributi
18.00 - Presentazione del libro- “Futuro artigiano. L’innovazione nella mani degli italiani”
Giovanni Lanzone, Presidente di The Renaissance Link, ne discute con l’autore Stefano Micelli,
Docente di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia
Intervenite numerosi aiutateci a divulgare questa importante iniziativa.
Roberto Tognetti
CASA BOSSI alla XIII Mostra Internazionale di Architettura
Talks, Shows, Lectures, Workshops on Architecture, Design and more at Serra dei Giardini
Evento Collaterale della XIII Mostra Internazionale di Architettura – la Biennale di Venezia - viale Garibaldi 1254 - 30122 Venezia - Castello
A cura di Alfred von Escher e Raffaella Guidobono
studio427 con Michela Intra e Paolo Rosso / microclima-venezia
Set design: LEFTOVER / studio427
Coordinamento Comitato d’Amore per Casa Bossi: Roberto Tognetti e Lorenzo Pedicone.
In occasione della XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia l’evento collaterale trasforma la Serra dei Giardini in un luogo per esplorare e avvistare i segni di un promettente futuro.
Studio427 promuove esperienze socio-culturali, accoglie riflessioni sul concetto di spazio pubblico e, nella logica del tema della XIII Mostra Internazionale di Architettura – Common Ground, rappresenta la propria natura polivalente, con un ciclo di mostre, lectures, laboratori di design, architettura, cinema, botanica, web, cucina.
Le tematiche di trasformazione degli spazi industriali fuori scala, la rivalutazione degli edifici storici, i nuovi paradigmi per la creazione di valori nel contemporaneo, la cultura non solo intesa come contemplazione ma come analisi di modelli gestionali vincenti per la cultura, sono al centro delle varie giornate di lecture e talk con l’esempio di Casa Bossi a Novara il 19 ottobre 2012.
Casa Bossi è un edificio neoclassico commissionato a Novara nel 1857 all’architetto Alessandro Antonelli. La specificità di Casa Bossi, il suo essere “monumento assoluto”, il fatto di rappresentare, nonostante lo stato di abbandono, il modello perfetto del neoclassicismo che più di ogni altro ha forgiato il carattere di Novara, hanno favorito la mobilitazione civica da cui è poi scaturito il Comitato d’Amore per Casa Bossi attivo dal 2010 per promuovere la conoscenza, la conservazione, la valorizzazione e il recupero di “Casa Bossi” d’intesa con l’Amministrazione Comunale che ne è proprietaria. L’ipotesi di trasformazione di CASA BOSSI promossa dal Comitato consiste in un Centro Culturale Urbano polivalente e multidisciplinare, articolato in un originale mix funzionale del sistema culturale locale: quella di attrattore e quella di attivatore, sorta di hub per favorire la commistione di ricerca e sviluppo, che intende elaborare e rendere accessibili tutte le declinazioni più interessanti ed innovative dell’universo simbolico della cultura contemporanea.
Il 19 ottobre con un’intera giornata dedicata a Casa Bossi e a Novara, verrà presentato il progetto di rilancio della casa come “Punto di rigenerazione urbana / Spazio di esplorazioni del contemporaneo” nella più ampia cornice degli scenari di valorizzazione e trasformazione urbana della città.
L’evento è concepito come una giornata di riflessione aperta al pubblico internazionale della Biennale e come tale ricca di incontri, conversazioni, scambi e proposte.
La presentazione si apre con Roberto Tognetti, che spiegherà il progetto di Centro culturale urbano come “Punto di rigenerazione urbana – Spazio di esplorazioni del contemporaneo”.
Riccardo Caldura, commenterà alcune idee per lo sviluppo di un progetto sulle arti contemporanee per Casa Bossi.
Seguirà la presentazione delle due produzioni di arte ambientale e arti visive realizzate nel 2012 a Casa Bossi. Gian Maria Tosatti racconterà e commenterà la sua “Tetralogia della polvere. Un’installazione ambientale per restituire Casa Bossi alla città di Novara” allestita nel periodo aprile-luglio. Lorenzo Pedicone illustrerà contenuti e articolazione della mostra/rassegna “Sentieri che si perdono nella mente sul filo tra follia e speranza” tenuta a settembre-ottobre.
Per descrivere più in generale le prospettive di cambiamento della città, interverranno il Sindaco di Novara, Andrea Ballaré, con l’assessore all’Urbanistica Marco Bozzola e l’Assessore all’Ambiente Giulio Rigotti.
Nel pomeriggio il giovane regista novarese Ruggero Loria introdurrà la proiezione del suo film documentario “Tetralogia della polvere” che raccoglie i momenti salienti del percorso creativo che ha accompagnato la realizzazione della grande installazione di Gian Maria Tosatti.
La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto
Presentazione del libro di Mauro Magatti
Introduzione e coordinamento: Eusebio Balocco
Dialoghi: Fabio Cecchinato, Nicola Fonzo, Giovanni Lanzone
L’autore tenta di scoprire le tracce di un futuro possibile. Riparte dalla discussione sul valore, che non è “prezzo” ma “eccedenza” per contenere non solo l’atto dello scambio ma anche il suo senso. Riconosce che la libertà non può essere pensata come proprietà di un’entità individuale, ma esiste solo in quanto la persona è concepita nella sua identità e, insieme, nelle sue relazioni con gli altri. Il Comitato d’Amore propone una riflessione collettiva alla fine dei Sentieri che si perdono nella mente sul filo tra follia e speranza, nella prospettiva che sia quest’ultima e prendere il sopravvento per uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati.
Profilo dell'autore:
Preside della Facoltà di Sociologia, Università Cattolica di Milano Mauro Magatti, laureato in Discipline economiche e sociali presso l'Università Bocconi di Milano, ha conseguito il PhD in Social Sciences in Gran Bretagna. Nel 2006-7 ha insegnato presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales a Parigi e attualmente è Preside della Facoltà di Sociologia all'Università Cattolica di Milano dove insegna Sociologia della Globalizzazione.
04/10/2025Introduzione e coordinamento: Eusebio Balocco
Dialoghi: Fabio Cecchinato, Nicola Fonzo, Giovanni Lanzone
L’autore tenta di scoprire le tracce di un futuro possibile. Riparte dalla discussione sul valore, che non è “prezzo” ma “eccedenza” per contenere non solo l’atto dello scambio ma anche il suo senso. Riconosce che la libertà non può essere pensata come proprietà di un’entità individuale, ma esiste solo in quanto la persona è concepita nella sua identità e, insieme, nelle sue relazioni con gli altri. Il Comitato d’Amore propone una riflessione collettiva alla fine dei Sentieri che si perdono nella mente sul filo tra follia e speranza, nella prospettiva che sia quest’ultima e prendere il sopravvento per uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati.
Profilo dell'autore:
Preside della Facoltà di Sociologia, Università Cattolica di Milano Mauro Magatti, laureato in Discipline economiche e sociali presso l'Università Bocconi di Milano, ha conseguito il PhD in Social Sciences in Gran Bretagna. Nel 2006-7 ha insegnato presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales a Parigi e attualmente è Preside della Facoltà di Sociologia all'Università Cattolica di Milano dove insegna Sociologia della Globalizzazione.
“Diversamente” a Casa Bossi
Nell’ambito del percorso espositivo-culturale “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza” in corso fino al 14 ottobre a Casa Bossi e alla Fabbrica Lapidea della basilica di San Gaudenzio (orari da mercoledì a venerdì dalle 15 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30) alle ore 21 a Casa Bossi proiezione dei cortometraggi “Voci” e “Diversamente” di Vanni Vallino. Ingresso libero.
30/09/2025Domenica 30 settembre aperitivo jazz a Casa Bossi
Nell’ambito dei “Sentieri sul filo tra follia e speranza”
I “Sentieri sul filo tra follia e speranza” passano anche attraverso le strade del jazz. Così domenica 30 settembre alle 18 Casa Bossi ospita il concerto di Gianni Mimmo e Harri Sjöström in collaborazione con Rest-Art.
Gianni Mimmo è sassofonista e compositore, attivo nel campo del jazz e della sperimentazione da oltre 25 anni, con una serie di progetti originali con organici disparati. Interessato da sempre alla contaminazione fra le arti ha partecipato a numerose attività interdisciplinari, con particolare attenzione al rapporto musica-testo e musica-immagine. Numi tutelari paiono essere nomi del jazz come Steve Lacy e Roscoe Mitchell, della musica contemporanea come J.Cage e Robert Ashley, dell’arte J.Pollock e Toti Scialoja. “Ricerca” sembra la parola chiave che accompagna il suo lavoro, che spesso privilegia collaborazioni con elementi di distante collocazione. La cura del timbro musicale e delle tecniche avanzate del sax soprano al quale si è monacalmente dedicato negli ultimi anni è divenuta essa stessa la cifra di riferimento del suo stile. Negli ultimi anni ha fondato Stanze laboratorio di musica e parole poi divenuto Al3ali gruppo con organico dal timbro contemporaneo (voce soprano, contrabbasso, sax soprano, voce recitante, live electronics) dall’ampio catalogo. Si dedica sempre più spesso alla solo performance nella quale ama investigare il rapporto dello strumento monodico con il silenzio. A Casa Bossi si esibisce con un altro grande sassofonista il finlandese Harri Sjöström, con il quale nel 2010 ha realizzato l’album “Live at Bauchhund Berlin 2010” per Amirani Records.
Dell’album hanno scritto “Il jazz si può ascoltare e suonare da molte prospettive. Questa è forse quella meno frequentata, la più sperimentale e, per i più, oltremodo ostica. Eppure, tutto nasce molto naturalmente, dall’incontro tra due ottimi musicisti, i quali incrociano i propri strumenti, il sax soprano, per duettare in totale improvvisazione in occasione di un concerto in onore di Steve Lacy. Un disco da ascoltare lasciandosi conquistare dalla fantasia e dallo stile di due performer in piena libertà”.
Valentina Sarmenghi - Corriere di Novara
25/09/2025I “Sentieri sul filo tra follia e speranza” passano anche attraverso le strade del jazz. Così domenica 30 settembre alle 18 Casa Bossi ospita il concerto di Gianni Mimmo e Harri Sjöström in collaborazione con Rest-Art.
Gianni Mimmo è sassofonista e compositore, attivo nel campo del jazz e della sperimentazione da oltre 25 anni, con una serie di progetti originali con organici disparati. Interessato da sempre alla contaminazione fra le arti ha partecipato a numerose attività interdisciplinari, con particolare attenzione al rapporto musica-testo e musica-immagine. Numi tutelari paiono essere nomi del jazz come Steve Lacy e Roscoe Mitchell, della musica contemporanea come J.Cage e Robert Ashley, dell’arte J.Pollock e Toti Scialoja. “Ricerca” sembra la parola chiave che accompagna il suo lavoro, che spesso privilegia collaborazioni con elementi di distante collocazione. La cura del timbro musicale e delle tecniche avanzate del sax soprano al quale si è monacalmente dedicato negli ultimi anni è divenuta essa stessa la cifra di riferimento del suo stile. Negli ultimi anni ha fondato Stanze laboratorio di musica e parole poi divenuto Al3ali gruppo con organico dal timbro contemporaneo (voce soprano, contrabbasso, sax soprano, voce recitante, live electronics) dall’ampio catalogo. Si dedica sempre più spesso alla solo performance nella quale ama investigare il rapporto dello strumento monodico con il silenzio. A Casa Bossi si esibisce con un altro grande sassofonista il finlandese Harri Sjöström, con il quale nel 2010 ha realizzato l’album “Live at Bauchhund Berlin 2010” per Amirani Records.
Dell’album hanno scritto “Il jazz si può ascoltare e suonare da molte prospettive. Questa è forse quella meno frequentata, la più sperimentale e, per i più, oltremodo ostica. Eppure, tutto nasce molto naturalmente, dall’incontro tra due ottimi musicisti, i quali incrociano i propri strumenti, il sax soprano, per duettare in totale improvvisazione in occasione di un concerto in onore di Steve Lacy. Un disco da ascoltare lasciandosi conquistare dalla fantasia e dallo stile di due performer in piena libertà”.
Valentina Sarmenghi - Corriere di Novara
ECCO IL PIANO IN SEI MOSSE PER SALVARE CASA BOSSI
Novara, il Comitato D'Amore ha chiesto un contributo alla Cariplo.
L'edificio progettato dall'Antonelli diventerà "Centro culturale urbano".
Una scommessa da 2 milioni 150 mila euro per iniziare il recupero di Casa Bossi e la sua trasformazione in un «Centro culturale urbano». Il progetto, promosso dal Comitato d’Amore con il Comune e l’Atl come partner, è stato inoltrato formalmente dal presidente Roberto Tognetti alla Fondazione Cariplo, che già nel dicembre scorso aveva finanziato con 15 mila euro lo «studio di prefattibilità». Ora si attende il verdetto: potrebbe dare il via alla rinascita di quello che alcuni non esitano a definire «il più bel palazzo neoclassico d’Italia», attorno al quale è nato da un paio d’anni un movimento che coinvolge centinaia di persone, da architetti ad operatori culturali a semplici cittadini.
«È un tesoro della città - dice l’assessore alla Cultura Paola Turchelli dobbiamo fare di tutto per salvarlo e restituirlo a un uso pubblico. Senza la nascita del Comitato non saremmo mai arrivati all’ammissione alla prefattibilità. In passato si pensava che il monumento intorno cui costruire l’identità della città fosse il castello, sul quale è stata riversata una marea di risorse. Ora invece è stato individuato in Casa Bossi, come simbolo di quella che è stata l’età dell’oro di Novara, l’Ottocento. Si è sviluppato un progetto molto partecipato. È u n ’e s p e r i e n z a inedita».
Il corposo dossier presentato (712 pagine) articola il piano in sei «assi»: il «cantiere della conoscenza», per «far diventare Casa Bossi un centro formativo che raccolga competenze ed esperienze da riutilizzare in tutte le operazioni di restauro del patrimonio architettonico»; una «prima ri-funzionalizzazione della Casa», con il recupero di piani terreno e cantinato e degli spazi esterni (cortile e giardino), oltre alla messa in sicurezza e arresto del degrado per il resto; l’«esplorazione del contemporan e o » , ovvero un’azionedianimazione culturale che mantenga vivo il rapporto città-Casa nei campi della musica, delle arti visive e audivisive; il «sistema dei simboli antonelliani», per valorizzare le opere del celebre architetto individuandone il baricentro nel binomio cupola-Casa Bossi; «Novara glocal» con l’utilizzo di spazi di minor pregio per ospitare nuova imprenditorialità creativa e infine la «gestione», azione di governo del progetto che andrà dalla raccolta fondi alla comunicazione fino al controllo.
La spesa totale sarà di 2 milioni e 150 mila euro. Il grosso si spera che arrivi dalla Fondazione Cariplo ma ci sono anche 467 mila euro a carico del Comune: 250 mila già stanziati a bilancio, 30 mila a titolo di valorizzazione del personale dipendente impiegato nella sua realizzazione, più 187 mila di «risorse di cui è previsto il reperimento di altri soggetti». E comunque si tratta solo di una prima fase del recupero.
«È necessario un intervento complessivo - aggiunge il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Nicola Fonzo - per il quale adesso non ci sono le forze. Nel destino di Casa Bossi il privato deve trovare spazio. Nessuno si illude che il Comune da solo possa mettere mano a tutto: ci deve essere un piano con i privati. Casa Bossi è il simbolo della ricostruzione di un senso di cittadinanza. La precedente amministrazione l’aveva prima inserito tra i beni da alienare, proposito fallito, e poi tra quelli su cui intervenire con il project financing, eventualità anche questa per fortuna fallita. Ora c’è la strada del bando della Fondazione Cariplo. Bisogna passare un’altra selezione: i progetti ammessi alla prefattibilità erano stati 15, ma ne saranno finanziati solo 7-8».
claudio bressani - LA STAMPA 25 settembre 2012
25/09/2025L'edificio progettato dall'Antonelli diventerà "Centro culturale urbano".
Una scommessa da 2 milioni 150 mila euro per iniziare il recupero di Casa Bossi e la sua trasformazione in un «Centro culturale urbano». Il progetto, promosso dal Comitato d’Amore con il Comune e l’Atl come partner, è stato inoltrato formalmente dal presidente Roberto Tognetti alla Fondazione Cariplo, che già nel dicembre scorso aveva finanziato con 15 mila euro lo «studio di prefattibilità». Ora si attende il verdetto: potrebbe dare il via alla rinascita di quello che alcuni non esitano a definire «il più bel palazzo neoclassico d’Italia», attorno al quale è nato da un paio d’anni un movimento che coinvolge centinaia di persone, da architetti ad operatori culturali a semplici cittadini.
«È un tesoro della città - dice l’assessore alla Cultura Paola Turchelli dobbiamo fare di tutto per salvarlo e restituirlo a un uso pubblico. Senza la nascita del Comitato non saremmo mai arrivati all’ammissione alla prefattibilità. In passato si pensava che il monumento intorno cui costruire l’identità della città fosse il castello, sul quale è stata riversata una marea di risorse. Ora invece è stato individuato in Casa Bossi, come simbolo di quella che è stata l’età dell’oro di Novara, l’Ottocento. Si è sviluppato un progetto molto partecipato. È u n ’e s p e r i e n z a inedita».
Il corposo dossier presentato (712 pagine) articola il piano in sei «assi»: il «cantiere della conoscenza», per «far diventare Casa Bossi un centro formativo che raccolga competenze ed esperienze da riutilizzare in tutte le operazioni di restauro del patrimonio architettonico»; una «prima ri-funzionalizzazione della Casa», con il recupero di piani terreno e cantinato e degli spazi esterni (cortile e giardino), oltre alla messa in sicurezza e arresto del degrado per il resto; l’«esplorazione del contemporan e o » , ovvero un’azionedianimazione culturale che mantenga vivo il rapporto città-Casa nei campi della musica, delle arti visive e audivisive; il «sistema dei simboli antonelliani», per valorizzare le opere del celebre architetto individuandone il baricentro nel binomio cupola-Casa Bossi; «Novara glocal» con l’utilizzo di spazi di minor pregio per ospitare nuova imprenditorialità creativa e infine la «gestione», azione di governo del progetto che andrà dalla raccolta fondi alla comunicazione fino al controllo.
La spesa totale sarà di 2 milioni e 150 mila euro. Il grosso si spera che arrivi dalla Fondazione Cariplo ma ci sono anche 467 mila euro a carico del Comune: 250 mila già stanziati a bilancio, 30 mila a titolo di valorizzazione del personale dipendente impiegato nella sua realizzazione, più 187 mila di «risorse di cui è previsto il reperimento di altri soggetti». E comunque si tratta solo di una prima fase del recupero.
«È necessario un intervento complessivo - aggiunge il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Nicola Fonzo - per il quale adesso non ci sono le forze. Nel destino di Casa Bossi il privato deve trovare spazio. Nessuno si illude che il Comune da solo possa mettere mano a tutto: ci deve essere un piano con i privati. Casa Bossi è il simbolo della ricostruzione di un senso di cittadinanza. La precedente amministrazione l’aveva prima inserito tra i beni da alienare, proposito fallito, e poi tra quelli su cui intervenire con il project financing, eventualità anche questa per fortuna fallita. Ora c’è la strada del bando della Fondazione Cariplo. Bisogna passare un’altra selezione: i progetti ammessi alla prefattibilità erano stati 15, ma ne saranno finanziati solo 7-8».
claudio bressani - LA STAMPA 25 settembre 2012
Lucilla Giagnoni omaggia Alda Merini - Spettacolo nella meravigliosa cornice di Casa Bossi
Martedì 25 settembre alle 21 la splendida cornice di Casa Bossi, e nell'ambito della mostra "Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza", si terrà uno spettacolo di Lucilla Giagnoni in ricordo di Alda Merini, prodotto dal Teatro Tangram di Torino. Ingresso fino ad esaurimento posti.
21/09/2025SUL FILO TRA GENIALITA' E MALATTIA - Ricca proposta culturale tra Casa Bossi e Fabbrica Lapidea
La sagoma rossa dell'uomo che, armato di bilanciere, cammina sul filo teso, cercando di non cadere e di raggiungere l'altra parte della strada è proprio lì, sospesa in via Pier Lombardo all'ingresso di Casa Bossi, e invita tutti a entrare nell'edificio antonelliano per accostarsi alla nuova proposta organizzata dal Comitato d'Amore, “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza” inaugurata venerdì scorso e dedicata al rapporto fra genialità artistica e malattia mentale. Non mostra ma proposta culturale, ampia e articolata, che affronta da punti di vista differenti una tematica sociale impegnativa, con la quale il Comitato, come ha sottolineato l'assessore comunale Giulio Rigotti, «è andato oltre al restauro e al riuso per lanciare segnali culturali forti» che possono essere sentiti da lontano, oltre i confini della città e del territorio novarese.
La presentazione, coordinata da Giuseppe Nobile, segretario generale della Fondazione Comunità del Novarese, ha visto gli interventi di Raul Capra (presidente della Fabbrica Lapidea), dell’assessore Rigotti, di Alessandro Canelli (assessore provinciale alla Cultura), Alessandro Zinelli (nipote di Carlo e presidente della Fondazione Zinelli di Verona), di Giovanni Sesia e Roberto Tognetti (presidente del Comitato d’Amore), che hanno sottolineato l'importanza e la genesi di questa complessa iniziativa, nata dall'unione sinergica di idee e forze diverse.Il percorso proposto inizia dalla Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio, davanti alle opere di Romolo Romani, esposte con il titolo “Dalla pittura alla follia” una delle quali proveniente dalla Galleria Giannoni (“Il credulone”, 1907), le altre da una collezione privata novarese. Questa esposizione è stata organizzata da Raul Capra, a cui si deve anche il titolo dell'intera iniziativa. La visita continua poi a Casa Bossi dove sono in esposizione una ventina fra i più significativi quadri di Carlo Zinelli, popolati da silhouette stilizzate come nella pittura arcaica minoico micenea, opere di Giovanni Sesia sospese fra pittura e fotografia in un delicato equilibrio di trasparenze, fotografie di Giovanni Berengo Gardin e Donatella Pollini. Il percorso espositivo è arricchito da tre videoinstallazioni del gruppo di ricerca artistica Nu de Dos Arte: il primo “Zinelli in the Painter’s Mind”, sul pittore Carlo Zinelli; il secondo, “A Morphy’s Game”, sullo scacchista Paul Marphy; il terzo sulla figura del matematico ungherese Paul Erdos.
Oltre alle esposizioni il programma prevede diversi eventi come quello che si è tenuto ieri sera, mercoledì 19 settembre all’Archivio di Stato: una conferenza con Marco Carminati (giornalista de il Sole 24 Ore e critico d’arte) come moderatore e gli interventi di diversi esperti che hanno trattato sotto molteplici punti di vista il legame a volte molto sottile che unisce arte e follia, creazione e ossessione. I prossimi eventi: martedì 25 settembre alle 21 lo spettacolo di Lucilla Giagnoni “Dedicato ad Alda Merini”; domenica 30 settembre alle 18 aperitivo jazz con il duo Gianni Mimmo - Harri Sjöström; giovedì 4 ottobre alle 21 la proiezione di cortometraggi “Voci” e “Diversamente” di Vanni Vallino; sabato 13 ottobre alle 17 la presentazione del libro di Mauro Magatti “La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto”. La mostra “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza” sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre compresa con orario di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 15 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. L’ingresso è gratuito.
Emiliana Mongiat
Valentina Sarmenghi
Corriere di Novara
14/09/2025 - 14/10/2025La presentazione, coordinata da Giuseppe Nobile, segretario generale della Fondazione Comunità del Novarese, ha visto gli interventi di Raul Capra (presidente della Fabbrica Lapidea), dell’assessore Rigotti, di Alessandro Canelli (assessore provinciale alla Cultura), Alessandro Zinelli (nipote di Carlo e presidente della Fondazione Zinelli di Verona), di Giovanni Sesia e Roberto Tognetti (presidente del Comitato d’Amore), che hanno sottolineato l'importanza e la genesi di questa complessa iniziativa, nata dall'unione sinergica di idee e forze diverse.Il percorso proposto inizia dalla Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio, davanti alle opere di Romolo Romani, esposte con il titolo “Dalla pittura alla follia” una delle quali proveniente dalla Galleria Giannoni (“Il credulone”, 1907), le altre da una collezione privata novarese. Questa esposizione è stata organizzata da Raul Capra, a cui si deve anche il titolo dell'intera iniziativa. La visita continua poi a Casa Bossi dove sono in esposizione una ventina fra i più significativi quadri di Carlo Zinelli, popolati da silhouette stilizzate come nella pittura arcaica minoico micenea, opere di Giovanni Sesia sospese fra pittura e fotografia in un delicato equilibrio di trasparenze, fotografie di Giovanni Berengo Gardin e Donatella Pollini. Il percorso espositivo è arricchito da tre videoinstallazioni del gruppo di ricerca artistica Nu de Dos Arte: il primo “Zinelli in the Painter’s Mind”, sul pittore Carlo Zinelli; il secondo, “A Morphy’s Game”, sullo scacchista Paul Marphy; il terzo sulla figura del matematico ungherese Paul Erdos.
Oltre alle esposizioni il programma prevede diversi eventi come quello che si è tenuto ieri sera, mercoledì 19 settembre all’Archivio di Stato: una conferenza con Marco Carminati (giornalista de il Sole 24 Ore e critico d’arte) come moderatore e gli interventi di diversi esperti che hanno trattato sotto molteplici punti di vista il legame a volte molto sottile che unisce arte e follia, creazione e ossessione. I prossimi eventi: martedì 25 settembre alle 21 lo spettacolo di Lucilla Giagnoni “Dedicato ad Alda Merini”; domenica 30 settembre alle 18 aperitivo jazz con il duo Gianni Mimmo - Harri Sjöström; giovedì 4 ottobre alle 21 la proiezione di cortometraggi “Voci” e “Diversamente” di Vanni Vallino; sabato 13 ottobre alle 17 la presentazione del libro di Mauro Magatti “La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto”. La mostra “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza” sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre compresa con orario di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 15 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. L’ingresso è gratuito.
Emiliana Mongiat
Valentina Sarmenghi
Corriere di Novara
SENTIERI CHE SI PERDONO NELLA MENTE. SUL FILO TRA FOLLIA E SPERANZA.
Casa Bossi e Fabbrica Lapidea
14 settembre - 14 ottobre 2012
“Non esiste grande genio senza una dose di follia” diceva Aristotele, ed è proprio dallo stretto rapporto fra genialità artistica e malattia mentale che nasce l’esposizione che dal 14 settembre al 14 ottobre verrà ospitata nelle sale di Casa Bossi e della Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio.
In mostra oltre una ventina fra i più significativi quadri di Carlo Zinelli, popolati da silhouette stilizzate come nella pittura arcaica minoico micenea, opere di Giovanni Sesia sospese fra pittura e fotografia in un delicato equilibrio di trasparenze, fotografie di Giovanni Berengo Gardin e Donatella Pollini.
Inoltre il percorso espositivo sarà arricchito da tre videoinstallazioni del gruppo di ricerca artistica Nu de Dos Arte: il primo Zinelli in the Painter’s Mind, sul pittore Carlo Zinelli; il secondo, A Morphy’s Game, sullo scacchista Paul Marphy; il terzo sulla figura del matematico ungherese Paul Erdos.
La mostra si inserisce in una rassegna ampia curata da Raoul Capra (oltre che da Lorenzo Pedicone) che prevede contemporaneamente una rassegna di disegni di Romolo Romani alla Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio dal titolo “Dalla pittura alla follia”.
Per capire bisogna conoscere. Proprio per approfondire in modo più consapevole il rapporto fra espressione artistica e disagio spirituale, le esposizioni verranno arricchite da una conferenza – Mercoledì 19 Settembre - con Marco Carminati (giornalista de il Sole 24 Ore e critico d’arte) come moderatore e interventi di Domenico Nano (“Dare un volto alla follia”), Lavinia Tonetti (“L’opera di Carlo Zinelli”), Eugenio Borgna (“Poesia nella follia”), Filippo Maria Ferro (“Parmigianino”), Chiara Pasetti (“Ossessioni di Flaubert”), Raoul Capra (“Tracce di follia nelle Vite del Vasari”).
Anche la sera si tingerà d’arte poiché dalle 21 in poi durante il periodo della mostra Casa Bossi ospiterà rappresentazioni o performance teatrali dedicate a personaggi come Dino Campana, Alda Merini, Antonin Artaud, Allen Ginsberg e proiezione di filmati realizzati dal regista novarese Vanni Vallino.
Il Comitato d’Amore per Casa Bossi dunque attende tutti i cittadini di Novara e gli appassionati d’arte per questo appuntamento imperdibile.
INFORMAZIONI E ORARI
Inaugurazione: venerdì 14 settembre alle ore 17.00 presso la Fabbrica Lapidea e alle ore 18.00 a Casa Bossi.
Svolgimento: dal 14 settembre 2012, per una permanenza di quattro settimane, fino a domenica 14 ottobre compresa
Ingresso gratuito.
Orario di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 15,00 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.
Per informazioni:
Comitato d’Amore per Casa Bossi
tel 0321 391721
cell. 335 5642127
www.casabossinovara.it
ATL Novara
TEL. 0321.394059
Fax +39.0321.631063
[email protected]
EVENTI COLLATERALI
Mercoledì 19 settembre, alle ore 21.00, all’Archivio di Stato, Sala ex chiesa della Maddalena.
Conferenza Tra arte e follia, moderatore Marco Carminati Sole 24Ore
Interventi:
Eugenio Borgna - Poesia nella follia
Lavinia Tonetti - L’opera di Carlo Zinelli
Domenico Nano – Dare un volto alla follia
Filippo Maria Ferro - Parmigianino
Chiara Pasetti - Ossessioni di Flaubert
Raoul Capra - Tracce di follia nelle Vite del Vasari
Martedì 25 settembre – ore 21.00 – Casa Bossi
Lucilla Giagnoni, Dedicato ad Alda Merini
Teatro Tangram Torino
Domenica 30 settembre – ore 18.00 – Casa Bossi
Aperitivo jazz con il duo Gianni Mimmo - Harri Sjöström
Giovedì 4 ottobre – ore 21.00 – Casa Bossi
Proiezione cortometraggi Voci e Diversamente di Vanni Vallino
Sabato 13 ottobre – ore 17.00 – Casa Bossi
Presentazione del libro di Mauro Magatti La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto
Inoltre
Serata su Carlo Zinelli con il prof. Vittorino Andreoli in data da definirsi
14/09/202514 settembre - 14 ottobre 2012
“Non esiste grande genio senza una dose di follia” diceva Aristotele, ed è proprio dallo stretto rapporto fra genialità artistica e malattia mentale che nasce l’esposizione che dal 14 settembre al 14 ottobre verrà ospitata nelle sale di Casa Bossi e della Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio.
In mostra oltre una ventina fra i più significativi quadri di Carlo Zinelli, popolati da silhouette stilizzate come nella pittura arcaica minoico micenea, opere di Giovanni Sesia sospese fra pittura e fotografia in un delicato equilibrio di trasparenze, fotografie di Giovanni Berengo Gardin e Donatella Pollini.
Inoltre il percorso espositivo sarà arricchito da tre videoinstallazioni del gruppo di ricerca artistica Nu de Dos Arte: il primo Zinelli in the Painter’s Mind, sul pittore Carlo Zinelli; il secondo, A Morphy’s Game, sullo scacchista Paul Marphy; il terzo sulla figura del matematico ungherese Paul Erdos.
La mostra si inserisce in una rassegna ampia curata da Raoul Capra (oltre che da Lorenzo Pedicone) che prevede contemporaneamente una rassegna di disegni di Romolo Romani alla Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio dal titolo “Dalla pittura alla follia”.
Per capire bisogna conoscere. Proprio per approfondire in modo più consapevole il rapporto fra espressione artistica e disagio spirituale, le esposizioni verranno arricchite da una conferenza – Mercoledì 19 Settembre - con Marco Carminati (giornalista de il Sole 24 Ore e critico d’arte) come moderatore e interventi di Domenico Nano (“Dare un volto alla follia”), Lavinia Tonetti (“L’opera di Carlo Zinelli”), Eugenio Borgna (“Poesia nella follia”), Filippo Maria Ferro (“Parmigianino”), Chiara Pasetti (“Ossessioni di Flaubert”), Raoul Capra (“Tracce di follia nelle Vite del Vasari”).
Anche la sera si tingerà d’arte poiché dalle 21 in poi durante il periodo della mostra Casa Bossi ospiterà rappresentazioni o performance teatrali dedicate a personaggi come Dino Campana, Alda Merini, Antonin Artaud, Allen Ginsberg e proiezione di filmati realizzati dal regista novarese Vanni Vallino.
Il Comitato d’Amore per Casa Bossi dunque attende tutti i cittadini di Novara e gli appassionati d’arte per questo appuntamento imperdibile.
INFORMAZIONI E ORARI
Inaugurazione: venerdì 14 settembre alle ore 17.00 presso la Fabbrica Lapidea e alle ore 18.00 a Casa Bossi.
Svolgimento: dal 14 settembre 2012, per una permanenza di quattro settimane, fino a domenica 14 ottobre compresa
Ingresso gratuito.
Orario di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 15,00 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.
Per informazioni:
Comitato d’Amore per Casa Bossi
tel 0321 391721
cell. 335 5642127
www.casabossinovara.it
ATL Novara
TEL. 0321.394059
Fax +39.0321.631063
[email protected]
EVENTI COLLATERALI
Mercoledì 19 settembre, alle ore 21.00, all’Archivio di Stato, Sala ex chiesa della Maddalena.
Conferenza Tra arte e follia, moderatore Marco Carminati Sole 24Ore
Interventi:
Eugenio Borgna - Poesia nella follia
Lavinia Tonetti - L’opera di Carlo Zinelli
Domenico Nano – Dare un volto alla follia
Filippo Maria Ferro - Parmigianino
Chiara Pasetti - Ossessioni di Flaubert
Raoul Capra - Tracce di follia nelle Vite del Vasari
Martedì 25 settembre – ore 21.00 – Casa Bossi
Lucilla Giagnoni, Dedicato ad Alda Merini
Teatro Tangram Torino
Domenica 30 settembre – ore 18.00 – Casa Bossi
Aperitivo jazz con il duo Gianni Mimmo - Harri Sjöström
Giovedì 4 ottobre – ore 21.00 – Casa Bossi
Proiezione cortometraggi Voci e Diversamente di Vanni Vallino
Sabato 13 ottobre – ore 17.00 – Casa Bossi
Presentazione del libro di Mauro Magatti La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto
Inoltre
Serata su Carlo Zinelli con il prof. Vittorino Andreoli in data da definirsi
Inaugurazione della mostra "sentieri che si perdono nella mente - sul filo tra follia e speranza"
Riuscitissima inaugurazione di "sentieri che si perdono nella mente - sul filo tra follia e speranza" oggi pomeriggio in Casa Bossi e poco prima nella vicina fabbrica lapidea. Un grazie ai tantissimi volontari che hanno contribuito a questa nuova complessa e impegnativa avventura del Comitato. Registriamo con immenso piacere l'appassionato discorso degli assessori Alessandro Canelli (provincia di Novara) e Giulio Rigotti (comune di Novara) che rivolgono alle iniziative in corso in Casa Bossi e al Comitato d'Amore un apprezzamento che risulta davvero gradito! Grazie! Continuiamo ad aspettarci un sostegno sempre crescente per raggiungere gli obiettivi che ci siamo sempre prefissi
14/09/2025Tra follia e speranza sul sentiero aperto dalla cultura
Doppia mostra tra la Fabbrica Lapidea e Casa Bossi
Novara - Un evento articolato e dalle mille sfumature è stato inaugurato venerdì, 14 settembre, presso la Fabbrica Lapidea e Casa Bossi. Il titolo è: “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza”, un titolo da cui emerge chiara l’idea del progetto. Alla Fabbrica Lapidea l’impaginazione della mostra è stata curata dal critico Raul Capra, che durante l’inaugurazione ha detto: «Questo evento è un incontro che ha allargato le possibilità espositive della nostra sede, dove sono collocate le opere di Romolo Romani, un precursore dell’astrattismo». I disegni esposti risalgono ai primi anni del ‘900 e mostrano ritratti risolti con tecnica a schizzo, veloce e fresca. L’opera “I politici. Marinetti” rivela la solida costruzione dei volti, ammorbidita dai leggeri trapassi del chiaroscuro. Proseguendo ci imbattiamo in due schizzi che hanno immortalato i lineamenti di Arturo Toscanini e Giacomo Puccini. Il primo valorizza il direttore d’orchestra con tocco vaporoso ed evanescente, mentre il secondo si impone per la luce che tende a definire le forme. Il palazzo antonelliano ospita invece una serie di proposte eterogenee, curate da Lorenzo Pedicone, del Comitato d’Amore per Casa Bossi. Presente all’apertura della manifestazione Alessandro Zinelli, nipote dell’artista espositore Carlo Zinelli, che ha detto: «Sono davvero orgoglioso di questo progetto, reso possibile da un insieme di sinergie. L’idea è nata da Sergio Floriani, che ha coinvolto il gruppo Nu de Dos Arte, che a sua volta ha tratto ispirazione in Zinelli». Hanno confermato il loro giudizio positivo e il merito verso l’evento anche gli assessori Alessandro Canelli, della Provincia, e Giulio Rigotti, del Comune. Giovanni Sesia, uno degli artisti presenti, ha posto l’attenzione sul vissuto di Romani e Zinelli, perché loro sono passati realmente dalle esperienze che lui ha cercato di rievocare nelle sue creazioni. Casa Bossi si presenta come un labirintico viaggio nel mondo del disagio, dimensione che non lascia indifferenti. Cattura l’attenzione il letto di ospedale proposto da Sesia, dove leggiamo la preghiera di un malato che, nonostante la sua sofferenza, ringrazia Dio.
Al ritmo di un monometro, le sagome scure di Nu de Dos Arte, si muovono ossessivamente con il loro “vuoto” nella testa, un raccordo con l’opera di Carlo Zinelli. Quest’ultimo è presente con una serie di disegni realizzati durante la malattia, gli stessi che fanno intuire, attraverso un complesso e personale simbolismo, il suo mondo interiore. Per lui la produzione dei soggetti era l’unico modo per comunicare col mondo. Accanto a queste narrazioni-rivelazioni, la lucida analisi degli scatti fatti da Barengo Gardin. Il fotografo ha reso un reportage sui pazienti ricoverati negli istituti psichiatrici, tra cui quello di Novara. Insieme ai suoi lavori quelli di Donatella Pollini, che ci fa osservare queste realtà con il distacco necessario per potere dare un’immagine oggettiva del dramma. La mostra resterà visitabile fino al 14 ottobre.
Orari: Fabbrica Lapidea, da mercoledì a venerdì 15-18, sabato e domenica 10-12.30 e 15-18. Casa Bossi, da mercoledì a venerdì 15-18.30, sabato e domenica 10-12.30 e 15.30 18.30.
Miriam Giustizieri - Tribunanovarese 2.0
14/09/2025Novara - Un evento articolato e dalle mille sfumature è stato inaugurato venerdì, 14 settembre, presso la Fabbrica Lapidea e Casa Bossi. Il titolo è: “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza”, un titolo da cui emerge chiara l’idea del progetto. Alla Fabbrica Lapidea l’impaginazione della mostra è stata curata dal critico Raul Capra, che durante l’inaugurazione ha detto: «Questo evento è un incontro che ha allargato le possibilità espositive della nostra sede, dove sono collocate le opere di Romolo Romani, un precursore dell’astrattismo». I disegni esposti risalgono ai primi anni del ‘900 e mostrano ritratti risolti con tecnica a schizzo, veloce e fresca. L’opera “I politici. Marinetti” rivela la solida costruzione dei volti, ammorbidita dai leggeri trapassi del chiaroscuro. Proseguendo ci imbattiamo in due schizzi che hanno immortalato i lineamenti di Arturo Toscanini e Giacomo Puccini. Il primo valorizza il direttore d’orchestra con tocco vaporoso ed evanescente, mentre il secondo si impone per la luce che tende a definire le forme. Il palazzo antonelliano ospita invece una serie di proposte eterogenee, curate da Lorenzo Pedicone, del Comitato d’Amore per Casa Bossi. Presente all’apertura della manifestazione Alessandro Zinelli, nipote dell’artista espositore Carlo Zinelli, che ha detto: «Sono davvero orgoglioso di questo progetto, reso possibile da un insieme di sinergie. L’idea è nata da Sergio Floriani, che ha coinvolto il gruppo Nu de Dos Arte, che a sua volta ha tratto ispirazione in Zinelli». Hanno confermato il loro giudizio positivo e il merito verso l’evento anche gli assessori Alessandro Canelli, della Provincia, e Giulio Rigotti, del Comune. Giovanni Sesia, uno degli artisti presenti, ha posto l’attenzione sul vissuto di Romani e Zinelli, perché loro sono passati realmente dalle esperienze che lui ha cercato di rievocare nelle sue creazioni. Casa Bossi si presenta come un labirintico viaggio nel mondo del disagio, dimensione che non lascia indifferenti. Cattura l’attenzione il letto di ospedale proposto da Sesia, dove leggiamo la preghiera di un malato che, nonostante la sua sofferenza, ringrazia Dio.
Al ritmo di un monometro, le sagome scure di Nu de Dos Arte, si muovono ossessivamente con il loro “vuoto” nella testa, un raccordo con l’opera di Carlo Zinelli. Quest’ultimo è presente con una serie di disegni realizzati durante la malattia, gli stessi che fanno intuire, attraverso un complesso e personale simbolismo, il suo mondo interiore. Per lui la produzione dei soggetti era l’unico modo per comunicare col mondo. Accanto a queste narrazioni-rivelazioni, la lucida analisi degli scatti fatti da Barengo Gardin. Il fotografo ha reso un reportage sui pazienti ricoverati negli istituti psichiatrici, tra cui quello di Novara. Insieme ai suoi lavori quelli di Donatella Pollini, che ci fa osservare queste realtà con il distacco necessario per potere dare un’immagine oggettiva del dramma. La mostra resterà visitabile fino al 14 ottobre.
Orari: Fabbrica Lapidea, da mercoledì a venerdì 15-18, sabato e domenica 10-12.30 e 15-18. Casa Bossi, da mercoledì a venerdì 15-18.30, sabato e domenica 10-12.30 e 15.30 18.30.
Miriam Giustizieri - Tribunanovarese 2.0
Un po' di IGOR a Casa Bossi
La mostra curata da Raoul Capra e Lorenzo Pedicone resterà aperta fino al 14 ottobre
Valeria Alberti e Sara Giuliodori nella Villa ottocentesca per visitare le opere di artisti molto particolari
Novara - “Casa Bossi” luogo del cuore dei novaresi, non poteva che catturare l'attenzione della nuova squadra di volley femminile della città, per il grande amore sempre manifestato da tanti appassionati. Così questo week-end una delegazione dell'Igor Novara, anche per la vicinanza dello sponsor, è andata a visitare la Villa ottocentesca. Valeria Alberti e Sara Giuliodori hanno definito l'ambiente della Villa: “Signorile, suggestivo e di forte impatto emotivo”. Le giocatrici, accompagnate da Fabio Leonardi (Amministratore Delegato Igor) hanno apprezzato la mostra allestita nei locali della storica residenza, opere di grandi artisti che hanno fatto della propria sensibilità l’espressione della loro produzione, con video-installazioni, fotografie e disegni dedicati alla genialità e alla follia, mostra che annovera fra i principali sponsor proprio l'azienda novarese produttrice di gorgonzola. "Sentieri che si perdono nella mente - Sul filo tra follia e speranza" - inaugurata il 14 settembre – proseguirà sino al 14 Ottobre 2012 a Novara presso Casa Bossi e la Fabbrica Lapidea, curata da Raoul Capra e Lorenzo Pedicone, organizzata dalla Fondazione della Comunità del Novarese Onlus.
Marco Foti Direttore Novara.com ([email protected])
14/09/2025Valeria Alberti e Sara Giuliodori nella Villa ottocentesca per visitare le opere di artisti molto particolari
Novara - “Casa Bossi” luogo del cuore dei novaresi, non poteva che catturare l'attenzione della nuova squadra di volley femminile della città, per il grande amore sempre manifestato da tanti appassionati. Così questo week-end una delegazione dell'Igor Novara, anche per la vicinanza dello sponsor, è andata a visitare la Villa ottocentesca. Valeria Alberti e Sara Giuliodori hanno definito l'ambiente della Villa: “Signorile, suggestivo e di forte impatto emotivo”. Le giocatrici, accompagnate da Fabio Leonardi (Amministratore Delegato Igor) hanno apprezzato la mostra allestita nei locali della storica residenza, opere di grandi artisti che hanno fatto della propria sensibilità l’espressione della loro produzione, con video-installazioni, fotografie e disegni dedicati alla genialità e alla follia, mostra che annovera fra i principali sponsor proprio l'azienda novarese produttrice di gorgonzola. "Sentieri che si perdono nella mente - Sul filo tra follia e speranza" - inaugurata il 14 settembre – proseguirà sino al 14 Ottobre 2012 a Novara presso Casa Bossi e la Fabbrica Lapidea, curata da Raoul Capra e Lorenzo Pedicone, organizzata dalla Fondazione della Comunità del Novarese Onlus.
Marco Foti Direttore Novara.com ([email protected])
TRA GENIO E FOLLIA
Un’installazione artistica tra Casa Bossi e la Fabbrica Lapidea
Dal 14 settembre fino al 14 ottobre verranno esposte le opere di grandi artisti che hanno fatto della propria sensibilità l’espressione della loro produzione. Nel corso della mostra, verranno proposti anche vari approfondimenti a tema.
Novara - Dal 14 settembre fino al 14 ottobre, le sale di Casa Bossi e della Fabbrica Lapidea ospiteranno una mostra dedicata alla genialità e alla follia. Elementi spesso associati e in grado si esprimere grandi slanci in tutti i campi che richiedono sensibilità e passione. D’altronde moltissimi sono gli esempi che nella storia, hanno contribuito a confermare l’antico principio aristotelico secondo cui non esiste grande genio senza una dose di follia.
La mostra, intitolata “ Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza”è curata da Raoul Capra e Lorenzo Pedicone. Casa Bossi presenterà le tele di Carlo Zinelli, sensibile pittore che produsse memorabili opere nel corso della sua travagliata vita. Prima orfano, poi combattente nella guerra franchista, trascorse il resto dei suoi anni in un manicomio a causa dei suoi attacchi di panico. La produzione artistica che seguì il suo ricovero fu di rilevanza tale da attirare l’attenzione dei critici del periodo. Una grande sensibilità che Zinelli esprimeva nelle sue opere: una comunicazione diversa da quella verbale e sublime. Molto interessanti anche le fotografie di Giovanni Sesia, Gianni Berengo Gardin e Donatella Pollini. Tra le opere, saranno presenti anche tre videoinstallazioni dei “Nu de Dos Arte”eclettico gruppo di creativi che presenterà il trittico “Genio e Follia”che parla della genialità di Zinelli, della psicosi dello scacchista americano Paul Marphy e della sua partita al contrario e del matematico ungherese Paul Erdos. La Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio accoglierà i disegni del pittore e scultore milanese, Romolo Romani, famoso astrattista e tra i primi ad aderire al Manifesto Futurista. La sua arte visionaria che nega l’accademicità figurativa sembra che voglia fissare sulla tela le forze della natura.
Per approfondire un argomento così delicato mercoled’ 19 settembre, alle ore 21.00, presso l’Archivio di Stato si terrà una conferenza a tema con interventi di Domenico Nano, Lavinia Tonetti, Eugenio Borgna, Filippo Maria Ferro, Chiara Pasetti e Raoul Capra; moderatore, il giornalista Marco Carminati. Non mancheranno altri eventi collaterali come la performance teatrale di martedì 25 settembre dedicata ad Alda Merini che si svolgerà all’interno di Casa Bossi, alle 21.00 e ancora, l’aperitivo jazz del 30 settembre, senpre a Casa Bossi, alle 18.00 e, infine, la proiezione dei due cortometraggi di Vanni Vallino “Voci” e “Diversamente” il 4 ottobre, ore 21.00.
Ketty Giannantonio ([email protected])
11/09/2025Dal 14 settembre fino al 14 ottobre verranno esposte le opere di grandi artisti che hanno fatto della propria sensibilità l’espressione della loro produzione. Nel corso della mostra, verranno proposti anche vari approfondimenti a tema.
Novara - Dal 14 settembre fino al 14 ottobre, le sale di Casa Bossi e della Fabbrica Lapidea ospiteranno una mostra dedicata alla genialità e alla follia. Elementi spesso associati e in grado si esprimere grandi slanci in tutti i campi che richiedono sensibilità e passione. D’altronde moltissimi sono gli esempi che nella storia, hanno contribuito a confermare l’antico principio aristotelico secondo cui non esiste grande genio senza una dose di follia.
La mostra, intitolata “ Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza”è curata da Raoul Capra e Lorenzo Pedicone. Casa Bossi presenterà le tele di Carlo Zinelli, sensibile pittore che produsse memorabili opere nel corso della sua travagliata vita. Prima orfano, poi combattente nella guerra franchista, trascorse il resto dei suoi anni in un manicomio a causa dei suoi attacchi di panico. La produzione artistica che seguì il suo ricovero fu di rilevanza tale da attirare l’attenzione dei critici del periodo. Una grande sensibilità che Zinelli esprimeva nelle sue opere: una comunicazione diversa da quella verbale e sublime. Molto interessanti anche le fotografie di Giovanni Sesia, Gianni Berengo Gardin e Donatella Pollini. Tra le opere, saranno presenti anche tre videoinstallazioni dei “Nu de Dos Arte”eclettico gruppo di creativi che presenterà il trittico “Genio e Follia”che parla della genialità di Zinelli, della psicosi dello scacchista americano Paul Marphy e della sua partita al contrario e del matematico ungherese Paul Erdos. La Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio accoglierà i disegni del pittore e scultore milanese, Romolo Romani, famoso astrattista e tra i primi ad aderire al Manifesto Futurista. La sua arte visionaria che nega l’accademicità figurativa sembra che voglia fissare sulla tela le forze della natura.
Per approfondire un argomento così delicato mercoled’ 19 settembre, alle ore 21.00, presso l’Archivio di Stato si terrà una conferenza a tema con interventi di Domenico Nano, Lavinia Tonetti, Eugenio Borgna, Filippo Maria Ferro, Chiara Pasetti e Raoul Capra; moderatore, il giornalista Marco Carminati. Non mancheranno altri eventi collaterali come la performance teatrale di martedì 25 settembre dedicata ad Alda Merini che si svolgerà all’interno di Casa Bossi, alle 21.00 e ancora, l’aperitivo jazz del 30 settembre, senpre a Casa Bossi, alle 18.00 e, infine, la proiezione dei due cortometraggi di Vanni Vallino “Voci” e “Diversamente” il 4 ottobre, ore 21.00.
Ketty Giannantonio ([email protected])
A Casa Bossi e alla Fabbrica Lapidea in mostra “Sentieri che si perdono nella mente”
NOVARA, 11 SET – Corre sul sottile filo che corre tra follia e speranza, fra genialità artistica e malattia mentale la mostra che si inaugura il 14 settembre alle ore 17 alla Fabbrica Lapidea della basilica di San Gaudenzio e alle ore 18 a Casa Bossi.
In esposizione oltre una ventina fra i più significativi quadri di Carlo Zinelli, popolati da silhouette stilizzate come nella pittura arcaica minoico micenea, opere di Giovanni Sesia sospese fra pittura e fotografia in un delicato equilibrio di trasparenze, fotografie di Giovanni Berengo Gardin e Donatella Pollini.
Inoltre il percorso espositivo sarà arricchito da tre videoinstallazioni del gruppo di ricerca artistica Nu de Dos Arte: il primo “Zinelli in the Painter’s Mind”, sul pittore Carlo Zinelli; il secondo, “A Morphy’s Game”, sullo scacchista Paul Marphy; il terzo sulla figura del matematico ungherese Paul Erdos.
La mostra si inserisce in una rassegna ampia curata da Raoul Capra (oltre che da Lorenzo Pedicone) che prevede contemporaneamente una rassegna di disegni di Romolo Romani alla Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio dal titolo “Dalla pittura alla follia”.
Per approfondire in modo più consapevole il rapporto fra espressione artistica e disagio spirituale, le esposizioni verranno arricchite da una conferenza, che si svolgerà mercoledì 19 settembre alle 21 all’Archivio di Stato, con Marco Carminati (giornalista de il Sole 24 Ore e critico d’arte) come moderatore e interventi di Domenico Nano (“Dare un volto alla follia”), Lavinia Tonetti (“L’opera di Carlo Zinelli”), Eugenio Borgna (“Poesia nella follia”), Filippo Maria Ferro (“Parmigianino”), Chiara Pasetti (“Ossessioni di Flaubert”), Raoul Capra (“Tracce di follia nelle Vite del Vasari”).
Altri eventi accompagneranno l’esposizione a Casa Bossi: martedì 25 settembre alle 21 lo spettacolo di Lucilla Giagnoni “Dedicato ad Alda Merini”; domenica 30 settembre alle 18 aperitivo jazz con il duo Gianni Mimmo – Harri Sjöström; giovedì 4 ottobre alle 21 la proiezione di cortometraggi “Voci” e “Diversamente” di Vanni Vallino; sabato 13 ottobre alle 17 la presentazione del libro di Mauro Magatti “La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto”.
La mostra “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza” sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre compresa con orario di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 15 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. L’ingresso è gratuito.
Valentina Sarmenghi
02/08/2025In esposizione oltre una ventina fra i più significativi quadri di Carlo Zinelli, popolati da silhouette stilizzate come nella pittura arcaica minoico micenea, opere di Giovanni Sesia sospese fra pittura e fotografia in un delicato equilibrio di trasparenze, fotografie di Giovanni Berengo Gardin e Donatella Pollini.
Inoltre il percorso espositivo sarà arricchito da tre videoinstallazioni del gruppo di ricerca artistica Nu de Dos Arte: il primo “Zinelli in the Painter’s Mind”, sul pittore Carlo Zinelli; il secondo, “A Morphy’s Game”, sullo scacchista Paul Marphy; il terzo sulla figura del matematico ungherese Paul Erdos.
La mostra si inserisce in una rassegna ampia curata da Raoul Capra (oltre che da Lorenzo Pedicone) che prevede contemporaneamente una rassegna di disegni di Romolo Romani alla Fabbrica Lapidea della Basilica di San Gaudenzio dal titolo “Dalla pittura alla follia”.
Per approfondire in modo più consapevole il rapporto fra espressione artistica e disagio spirituale, le esposizioni verranno arricchite da una conferenza, che si svolgerà mercoledì 19 settembre alle 21 all’Archivio di Stato, con Marco Carminati (giornalista de il Sole 24 Ore e critico d’arte) come moderatore e interventi di Domenico Nano (“Dare un volto alla follia”), Lavinia Tonetti (“L’opera di Carlo Zinelli”), Eugenio Borgna (“Poesia nella follia”), Filippo Maria Ferro (“Parmigianino”), Chiara Pasetti (“Ossessioni di Flaubert”), Raoul Capra (“Tracce di follia nelle Vite del Vasari”).
Altri eventi accompagneranno l’esposizione a Casa Bossi: martedì 25 settembre alle 21 lo spettacolo di Lucilla Giagnoni “Dedicato ad Alda Merini”; domenica 30 settembre alle 18 aperitivo jazz con il duo Gianni Mimmo – Harri Sjöström; giovedì 4 ottobre alle 21 la proiezione di cortometraggi “Voci” e “Diversamente” di Vanni Vallino; sabato 13 ottobre alle 17 la presentazione del libro di Mauro Magatti “La grande contrazione. I fallimenti della libertà e le vie del suo riscatto”.
La mostra “Sentieri che si perdono nella mente. Sul filo tra follia e speranza” sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre compresa con orario di apertura: da mercoledì a venerdì dalle 15 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. L’ingresso è gratuito.
Valentina Sarmenghi
Estate Novarese: la musica mediterranea anima Casa Bossi
Concerto del gruppo Zambra Mora in programma per il 2 agosto
Novara - Si chiude giovedì 2 agosto il ciclo “Insolite note”, inserito nel programma dell’Estate Novarese 2012. Un cartellone di tre serate nelle quale concerti di particolare raffinatezza per genere e esecuzione sono stati collocati in angoli di particolare pregio della città ai quali è stato riservato uno spazio di visita o di presentazione. L’ultima tappa di questo percorso accosterà la musica di un ensemble che da anni si dedica allo studio e all’esecuzione della musica del bacino del Mediterraneo e dei Balcani con uno dei luoghi più importanti e significativi della Novara dell’800, Casa Bossi, il più importante edificio civile progettato da Alessandro Antonelli. Di scena nel cortile interno della Casa il gruppo Zambra Mora. Prima dell’inizio del concerto, un rappresentante del Comitato d’Amore illustrerà brevemente la storia di Casa Bossi. Si comincia alle 21.30. Ingresso libero.
07/07/2025 - 28/07/2025Novara - Si chiude giovedì 2 agosto il ciclo “Insolite note”, inserito nel programma dell’Estate Novarese 2012. Un cartellone di tre serate nelle quale concerti di particolare raffinatezza per genere e esecuzione sono stati collocati in angoli di particolare pregio della città ai quali è stato riservato uno spazio di visita o di presentazione. L’ultima tappa di questo percorso accosterà la musica di un ensemble che da anni si dedica allo studio e all’esecuzione della musica del bacino del Mediterraneo e dei Balcani con uno dei luoghi più importanti e significativi della Novara dell’800, Casa Bossi, il più importante edificio civile progettato da Alessandro Antonelli. Di scena nel cortile interno della Casa il gruppo Zambra Mora. Prima dell’inizio del concerto, un rappresentante del Comitato d’Amore illustrerà brevemente la storia di Casa Bossi. Si comincia alle 21.30. Ingresso libero.
TETRALOGIA DELLA POLVERE - PROROGA FINO AL 28 LUGLIO
Domenica 17 giugno, dopo una proroga di 15 giorni rispetto all’originale calendario di apertura, si è chiusa la mostra Tetralogia della polvere di Gian Maria Tosatti.
L’opera che ha riconsegnato dopo 30 anni di abbandono e dimenticanza Casa Bossi, uno degli edifici più importanti nella storia e nell’identità di Novara, alla propria comunità, ha registrato 1.500 visitatori. Tenendo conto che la visita era consentita ad un solo spettatore alla volta e che il percorso aveva durata di un’ora, il numero di ingressi corrisponde ad un tutto esaurito per l’intera durata del progetto, che in alcuni casi ha portato ad aperture straordinarie nei giorni di chiusura settimanale.
L’opera ha avuto un impatto estremamente significativo sulla città, ed ha portato a Novara molti visitatori dall’Italia e dall’estero.
Il rapporto fra un mito dell’architettura come Alessandro Antonelli e l’opera di un artista contemporaneo come Gian Maria Tosatti ha dimostrato le potenzialità che l’arte ha nel farsi elemento dialettico fra il presente e il passato di una comunità, la propria coscienza attuale e la sua eredità. Tetralogia della polvere, romanzo installativo in quattro parti, ha sanato una ferita culturale e allo stesso tempo iniziato un percorso nuovo di recupero e ridefinizione di un grande patrimonio come Casa Bossi che con questo intervento fa un primo passo verso la sua trasformazione da edificio abbandonato a centro culturale urbano.
L’interesse suscitato da questo progetto ha reso possibile una ulteriore apertura straordinaria dell’opera nei giorni di sabato 7 - 14 - 21 e 28 luglio.
Gli orari di visita saranno dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Considerando l’alto numero di richieste registrate durante il periodo di apertura quotidiana della mostra è necessario prenotare la visita presso l’Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara al numero +39.0321.394059.
02/06/2025 - 17/06/2025L’opera che ha riconsegnato dopo 30 anni di abbandono e dimenticanza Casa Bossi, uno degli edifici più importanti nella storia e nell’identità di Novara, alla propria comunità, ha registrato 1.500 visitatori. Tenendo conto che la visita era consentita ad un solo spettatore alla volta e che il percorso aveva durata di un’ora, il numero di ingressi corrisponde ad un tutto esaurito per l’intera durata del progetto, che in alcuni casi ha portato ad aperture straordinarie nei giorni di chiusura settimanale.
L’opera ha avuto un impatto estremamente significativo sulla città, ed ha portato a Novara molti visitatori dall’Italia e dall’estero.
Il rapporto fra un mito dell’architettura come Alessandro Antonelli e l’opera di un artista contemporaneo come Gian Maria Tosatti ha dimostrato le potenzialità che l’arte ha nel farsi elemento dialettico fra il presente e il passato di una comunità, la propria coscienza attuale e la sua eredità. Tetralogia della polvere, romanzo installativo in quattro parti, ha sanato una ferita culturale e allo stesso tempo iniziato un percorso nuovo di recupero e ridefinizione di un grande patrimonio come Casa Bossi che con questo intervento fa un primo passo verso la sua trasformazione da edificio abbandonato a centro culturale urbano.
L’interesse suscitato da questo progetto ha reso possibile una ulteriore apertura straordinaria dell’opera nei giorni di sabato 7 - 14 - 21 e 28 luglio.
Gli orari di visita saranno dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Considerando l’alto numero di richieste registrate durante il periodo di apertura quotidiana della mostra è necessario prenotare la visita presso l’Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara al numero +39.0321.394059.
PROROGATA L'INSTALLAZIONE DI TOSATTI
Considerato il grande interesse suscitato dalla mostra "Tetralogia della polvere" e dall'opportunità conseguente di far visitare gli ambienti e i piani superiori di Casa Bossi il Comitato ha deciso la PROROGA fino al 17 GIUGNO. Quindi, chi non fosse ancora riuscito, ne approfitti!!!
30/05/2025OSPITE ILLUSTRE A CASA BOSSI
S.E. il prefetto di Novara Francesco Paolo Castaldo ha visitato marcoledì 30 maggio la mostra di Gian MariaTosatti, in compagnia degli architetti Roberto Tognetti e Franco Bordino del Comitato d'amore per Casa Bossi.
18/05/2025Tetralogia della polvere di Gabi Scardi per Domus.
Sottile ai limiti del mimetismo, l'installazione ambientale di Gian Maria Tosatti è il primo passo per restituire gli oltre cinquemila metri quadri di Casa Bossi alla città di Novara. An art report from Novara by Gabi Scardi ( http://www.domusweb.it/it/art/tetralogia-della-polvere/).
Casa Bossi, a Novara, è un edificio destinato originariamente a ospitare appartamenti in affitto. Monumentale, fuori scala rispetto al tessuto urbano della città, leggermente disassata rispetto alla strada e ruotata in modo da accogliere pienamente la luce del sole, fu frutto di quel momento di rinascimento che la città conobbe alla fine dell'Ottocento. Fu realizzata da Alessandro Antonelli a cinquanta metri soltanto dalla basilica di San Gaudenzio, e costituisce una sorta di contrappunto civile rispetto alla cupola dell'Antonelli universalista, svettante sulla città intera. Come la cupola, anche Casa Bossi fu edificata in uno stile neoclassico "tecnico", con strutture in muratura poderose e spinte al limite delle possibilità statiche.
Gli spazi che la compongono, oltre 5.000 metri quadri accessibili attraverso scale e scaloni – la scala nobiliare, quella della servitù, quella degli inquilini e quella di servizio – si articolano in vari corpi intorno a due corti centrali e sono disposti su sette livelli. Gli appartamenti si diversificavano nel carattere: più sobrii o più sontuosi, talvolta elegantemente affrescati, dotati di camini, di patii o terrazze, godevano di scorci panoramici sulla valle o sulla vicina cupola di San Gaudenzio. Abbandonata per oltre trent'anni, completamente délabré, le stanze scrostate e fatiscenti affacciate sui corridoi, spogliate ormai di ogni cosa tranne qualche raro oggetto di metallo che resta, abbandonato come scheletro, Casa Bossi si offre oggi come teatro di un intervento artistico affidato a Gian Maria Tosatti su commissione del Comitato d'Amore per Casa Bossi, che opera per la riqualificazione dell'edificio e la sua destinazione a centro culturale, e a cura di Alessandro Facente e Julia Draganovic. Dal teatro Tosatti proviene, avendoci lavorato prima di dedicarsi all'arte. Non è un caso che il suo lavoro prenda sempre avvio dai luoghi straordinari che sa individuare, e sui quali la sua immaginazione si innesta, trasformandoli in eloquenti scenografie. Un innesto organico, che parte dagli ambienti, dal loro passato e dal loro presente, dalle storie e dalle memorie che questi custodiscono.
I suoi interventi sono estremamente costruiti, calcolati, ma difficilmente percepibili come effetto della mano dell'uomo. È ciò che avviene nell'installazione attualmente visibile a Milano, nello spazio della Galleria Bianconi: lì Tosatti ha trasformato un ambiente seminterrato nei resti di un appartamento incendiato. Ed è ciò che avviene, a maggior ragione, nell'intervento di Casa Bossi. Qui le intromissioni dell'artista risultano quasi indistinguibili dalla realtà preesistente; consistono nella capacità di sfruttare i fasci di luce che entrano dalle finestre e in mutamenti pervasivi ma appena percepibili, in dislocazioni minime riguardanti di volta in volta un cumulo di polvere, una distesa di vetri rotti, alcune foglie secche; o in un muro graffiato su cui è posata una manciata di falene. Un rubinetto che gocciola appena e un vecchio telefono che a tratti emette un rumore tenue trasmettono la sensazione che la casa conservi un residuo di vitalità e costituiscono la colonna sonora, esilissima ma ampliata dal vuoto della casa, del lavoro.
Anche i pochi resti, oggetti provenienti dal passato della casa, non sono rimossi, ma ricollocati: un vecchio termosifone in ghisa troneggia al centro di una sala vuota, un vecchio letto di ferro, relitto di chissà quale vita passata, è stato coperto con un consunto lenzuolo bianco come se fosse da tempo in attesa di qualcuno. Negli interventi minimali, nel gioco dei chiaroscuri, della polvere che si dirada nei punti più illuminati e s'infittisce in molteplici gradazioni nelle zone d'ombra, il lavoro è sottile ai limiti del mimetismo. L'artista sembra aver operato per scomparire. Ciononostante la Tetralogia della polvere risulta, paradossalmente, monumentale.
Gli interventi di Tosatti non riqualificano l'ambiente, non ne rivelano nulla di specifico; piuttosto vi aggiungono senso, spessore, intensità; ne accentuano l'aspetto archeologico, di rovina, trasformandolo in spazio interiore, della memoria e mettendo i visitatori nella posizione di testimoni. Amplificano il senso di temporalità. il risultato è profondamente malinconico, ma anche teatralmente seduttivo.
The abandoned Casa Bossi [Bossi House], in Novara, was originally an apartment building. Monumental and out-of-scale with the city's urban fabric, it is slightly out of line with the street and rotated to fully benefit from the sunlight. Built by Alessandro Antonelli 50 metres away from the Basilica of San Gaudenzio, the building is one of the products of Novara's late 19th century renaissance, and serves as counterpoint to the dome that towers over the city. Much like the dome, Casa Bossi was built in a "technical" Neoclassical style with big, thick walls and pushed to the limits of static feasibility.
Inside, it spreads over 5,000 square metres, through seven floors accessed via staircases big and small — four in total: one grand staircase, one for servants, one for tenants, and one for service — situated in blocks set around two central courtyards. The apartments differ greatly, from the more austere to the sumptuous, sometimes elegantly frescoed and complete with fireplaces, patios and terraces. All enjoy sweeping views of the valley and the nearby dome of San Gaudenzio.
Abandoned for more than thirty years — its decaying rooms with flaking plaster and crumbling walls open onto the corridors, stripped of all but the rarest metal object and left to rot like a carcass —, Casa Bossi is today the setting of an artistic intervention by Gian Maria Tosatti. The intervention was commissioned by the Comitato d'Amore per Casa Bossi [Committee of Love for Casa Bossi], which works to further for the building's refurbishment and use as a cultural centre, and curated by Alessandro Facente and Julia Draganovic.
Tosatti is an artist with origins in the theatre world, and his work is always inspired by the remarkable locations he manages to find. To these, he applies his imagination, turning them into eloquent stage-sets. This organic process starts with the spaces, their past and present, and the stories and memories they harbour. His interventions are strongly constructed and calculated but hard to perceive as the product of the human hand. One such example can be found in his current installation at Milan's Galleria Bianconi, where Tosatti transformed a basement into the remains of an apartment after a fire.
The same happens, but more so, in Casa Bossi, where the artist's intrusion is almost indistinguishable from the pre-existing reality. Here, Tosatti explores the bands of light entering through the windows, introducing barely perceptible pervasive changes: the slightest movement of a pile of dust, some broken glass, dry leaves or a graffiti-covered wall to which a handful of moths is stuck. A slowly dripping tap and an old telephone that sometimes emits a soft noise give the impression that the house retains a remnant of life and form the work's soundtrack, faint but amplified by the empty building.
The few remains, objects from the house's previous life, have not been removed but simply repositioned: an old cast-iron radiator sits in the centre of an empty room, an old iron bed, a leftover from who knows what past life, has been covered with a worn, white sheet as if it had been waiting for someone for quite some time. With its negligible intrusion, the play of chiaroscuro and the dust — shining when crossing the light and creating multiple nuances in the shadows —, the work is subtle to the limits of opportunism. The artist seems to have worked by absence. Despite this, the Tetralogia della polvere [Tetralogy of dust] is paradoxically monumental.
Tosatti's actions do not regenerate their surroundings nor do they reveal anything specific. Rather, they add meaning, depth and intensity to them; they accentuate the archaeological aspect and ruin that surrounds them, transforming the building into an inner space, one of memory, and turning visitors into witnesses. Amplifying the sense of time, the result of Tosatti's intervention is extremely melancholic, but also theatrically engaging.
12/05/2025Casa Bossi, a Novara, è un edificio destinato originariamente a ospitare appartamenti in affitto. Monumentale, fuori scala rispetto al tessuto urbano della città, leggermente disassata rispetto alla strada e ruotata in modo da accogliere pienamente la luce del sole, fu frutto di quel momento di rinascimento che la città conobbe alla fine dell'Ottocento. Fu realizzata da Alessandro Antonelli a cinquanta metri soltanto dalla basilica di San Gaudenzio, e costituisce una sorta di contrappunto civile rispetto alla cupola dell'Antonelli universalista, svettante sulla città intera. Come la cupola, anche Casa Bossi fu edificata in uno stile neoclassico "tecnico", con strutture in muratura poderose e spinte al limite delle possibilità statiche.
Gli spazi che la compongono, oltre 5.000 metri quadri accessibili attraverso scale e scaloni – la scala nobiliare, quella della servitù, quella degli inquilini e quella di servizio – si articolano in vari corpi intorno a due corti centrali e sono disposti su sette livelli. Gli appartamenti si diversificavano nel carattere: più sobrii o più sontuosi, talvolta elegantemente affrescati, dotati di camini, di patii o terrazze, godevano di scorci panoramici sulla valle o sulla vicina cupola di San Gaudenzio. Abbandonata per oltre trent'anni, completamente délabré, le stanze scrostate e fatiscenti affacciate sui corridoi, spogliate ormai di ogni cosa tranne qualche raro oggetto di metallo che resta, abbandonato come scheletro, Casa Bossi si offre oggi come teatro di un intervento artistico affidato a Gian Maria Tosatti su commissione del Comitato d'Amore per Casa Bossi, che opera per la riqualificazione dell'edificio e la sua destinazione a centro culturale, e a cura di Alessandro Facente e Julia Draganovic. Dal teatro Tosatti proviene, avendoci lavorato prima di dedicarsi all'arte. Non è un caso che il suo lavoro prenda sempre avvio dai luoghi straordinari che sa individuare, e sui quali la sua immaginazione si innesta, trasformandoli in eloquenti scenografie. Un innesto organico, che parte dagli ambienti, dal loro passato e dal loro presente, dalle storie e dalle memorie che questi custodiscono.
I suoi interventi sono estremamente costruiti, calcolati, ma difficilmente percepibili come effetto della mano dell'uomo. È ciò che avviene nell'installazione attualmente visibile a Milano, nello spazio della Galleria Bianconi: lì Tosatti ha trasformato un ambiente seminterrato nei resti di un appartamento incendiato. Ed è ciò che avviene, a maggior ragione, nell'intervento di Casa Bossi. Qui le intromissioni dell'artista risultano quasi indistinguibili dalla realtà preesistente; consistono nella capacità di sfruttare i fasci di luce che entrano dalle finestre e in mutamenti pervasivi ma appena percepibili, in dislocazioni minime riguardanti di volta in volta un cumulo di polvere, una distesa di vetri rotti, alcune foglie secche; o in un muro graffiato su cui è posata una manciata di falene. Un rubinetto che gocciola appena e un vecchio telefono che a tratti emette un rumore tenue trasmettono la sensazione che la casa conservi un residuo di vitalità e costituiscono la colonna sonora, esilissima ma ampliata dal vuoto della casa, del lavoro.
Anche i pochi resti, oggetti provenienti dal passato della casa, non sono rimossi, ma ricollocati: un vecchio termosifone in ghisa troneggia al centro di una sala vuota, un vecchio letto di ferro, relitto di chissà quale vita passata, è stato coperto con un consunto lenzuolo bianco come se fosse da tempo in attesa di qualcuno. Negli interventi minimali, nel gioco dei chiaroscuri, della polvere che si dirada nei punti più illuminati e s'infittisce in molteplici gradazioni nelle zone d'ombra, il lavoro è sottile ai limiti del mimetismo. L'artista sembra aver operato per scomparire. Ciononostante la Tetralogia della polvere risulta, paradossalmente, monumentale.
Gli interventi di Tosatti non riqualificano l'ambiente, non ne rivelano nulla di specifico; piuttosto vi aggiungono senso, spessore, intensità; ne accentuano l'aspetto archeologico, di rovina, trasformandolo in spazio interiore, della memoria e mettendo i visitatori nella posizione di testimoni. Amplificano il senso di temporalità. il risultato è profondamente malinconico, ma anche teatralmente seduttivo.
The abandoned Casa Bossi [Bossi House], in Novara, was originally an apartment building. Monumental and out-of-scale with the city's urban fabric, it is slightly out of line with the street and rotated to fully benefit from the sunlight. Built by Alessandro Antonelli 50 metres away from the Basilica of San Gaudenzio, the building is one of the products of Novara's late 19th century renaissance, and serves as counterpoint to the dome that towers over the city. Much like the dome, Casa Bossi was built in a "technical" Neoclassical style with big, thick walls and pushed to the limits of static feasibility.
Inside, it spreads over 5,000 square metres, through seven floors accessed via staircases big and small — four in total: one grand staircase, one for servants, one for tenants, and one for service — situated in blocks set around two central courtyards. The apartments differ greatly, from the more austere to the sumptuous, sometimes elegantly frescoed and complete with fireplaces, patios and terraces. All enjoy sweeping views of the valley and the nearby dome of San Gaudenzio.
Abandoned for more than thirty years — its decaying rooms with flaking plaster and crumbling walls open onto the corridors, stripped of all but the rarest metal object and left to rot like a carcass —, Casa Bossi is today the setting of an artistic intervention by Gian Maria Tosatti. The intervention was commissioned by the Comitato d'Amore per Casa Bossi [Committee of Love for Casa Bossi], which works to further for the building's refurbishment and use as a cultural centre, and curated by Alessandro Facente and Julia Draganovic.
Tosatti is an artist with origins in the theatre world, and his work is always inspired by the remarkable locations he manages to find. To these, he applies his imagination, turning them into eloquent stage-sets. This organic process starts with the spaces, their past and present, and the stories and memories they harbour. His interventions are strongly constructed and calculated but hard to perceive as the product of the human hand. One such example can be found in his current installation at Milan's Galleria Bianconi, where Tosatti transformed a basement into the remains of an apartment after a fire.
The same happens, but more so, in Casa Bossi, where the artist's intrusion is almost indistinguishable from the pre-existing reality. Here, Tosatti explores the bands of light entering through the windows, introducing barely perceptible pervasive changes: the slightest movement of a pile of dust, some broken glass, dry leaves or a graffiti-covered wall to which a handful of moths is stuck. A slowly dripping tap and an old telephone that sometimes emits a soft noise give the impression that the house retains a remnant of life and form the work's soundtrack, faint but amplified by the empty building.
The few remains, objects from the house's previous life, have not been removed but simply repositioned: an old cast-iron radiator sits in the centre of an empty room, an old iron bed, a leftover from who knows what past life, has been covered with a worn, white sheet as if it had been waiting for someone for quite some time. With its negligible intrusion, the play of chiaroscuro and the dust — shining when crossing the light and creating multiple nuances in the shadows —, the work is subtle to the limits of opportunism. The artist seems to have worked by absence. Despite this, the Tetralogia della polvere [Tetralogy of dust] is paradoxically monumental.
Tosatti's actions do not regenerate their surroundings nor do they reveal anything specific. Rather, they add meaning, depth and intensity to them; they accentuate the archaeological aspect and ruin that surrounds them, transforming the building into an inner space, one of memory, and turning visitors into witnesses. Amplifying the sense of time, the result of Tosatti's intervention is extremely melancholic, but also theatrically engaging.
Ospiti a Casa Bossi...continua il successo di "Tetralogia della polvere"
Nella giornata di sabato 12 maggio hanno visitato Casa Bossi e l'allestimento di Gian Maria Tosatti "Tetralogia della polvere" l'assessore regionale Massimo Giordano, Antonio Elia per Confartigianato (nella foto con il presidente del Comitato d'Amore Arch. Roberto Tognetti) e l'Assessore Provinciale alla cultura Alessandro Canelli.
10/05/2025Novara: tetralogia della polvere, un’esperienza sensibile
Casa Bossi interpretata dall’artista Gian Maria Tosatti.
10 maggio 2012 - Ketty Giannantonio ([email protected])
Casa Bossi osserva distratti passanti che le rivolgono uno sguardo, mentre le colonne diventano verdi di muschio e le imposte lasciano intravedere un mistero che racchiude racconti di gente che in quella casa ha amato, riso, pianto, vissuto. Un fascino decadente e amaro; uno scrigno racchiuso nel cuore della città.
Fino al 3 Giugno, a ricordare e celebrare la dormiente casa Bossi, un‘ installazione ambientale, la “Tetralogia della Polvere”, del giovane artista romano Gian Maria Tosatti. La particolarità dell’opera sta nel percorso intimo e sensibile, che il visitatore compie tra le stanze, dove si fondono arte e tempo: la casa affascina col suo silenzio eloquente, tacitamente comunica attraverso i suoi muri scrostati, le sue porte divelte, gli affreschi sbiaditi, i corridoi infiniti. Di tanto in tanto un elemento dell’installazione che si accorda col resto dell’ambiente, mentre il nostro passo inizialmente titubante, si fa più spedito e curioso, permettendoci di entrare in simbiosi con la casa stessa. Le quattro rampe delle scale che s’ inseguono come in un vortice, la ricerca della luce che filtra dalle finestre mentre si percorre un corridoio di porte che sembrano invitare allettate il visitatore, la scoperta di quel che resta di un lampadario e lo scricchiolio dei pavimenti di legno al nostro passaggio: questo è il percorso nell’affascinante installazione.
Il visitatore vive l’esperienza artistica e vi partecipa con un’interpretazione del tutto personale attraverso la capacità comunicativa di Tosatti e la mai sopita eleganza della casa che si fondono continuamente rendendo la visita, un momento di esperienza sensoriale in cui è rievocato, in maniera forte e malinconica, l’antico splendore di vite vissute, di voci che un tempo hanno riecheggiato allegre, adesso coperte dalla polvere.
Per visitare la casa e vivere l’esperienza della Tetralogia di Tosatti è necessario effettuare la prenotazione presso l’Agenzia per il Turismo (tel. 0321394059 [email protected] ) , giorni ed orari di visita: da mercoledì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; sabato e domenica, dalle 11.00 alle 19.00.
07/05/202510 maggio 2012 - Ketty Giannantonio ([email protected])
Casa Bossi osserva distratti passanti che le rivolgono uno sguardo, mentre le colonne diventano verdi di muschio e le imposte lasciano intravedere un mistero che racchiude racconti di gente che in quella casa ha amato, riso, pianto, vissuto. Un fascino decadente e amaro; uno scrigno racchiuso nel cuore della città.
Fino al 3 Giugno, a ricordare e celebrare la dormiente casa Bossi, un‘ installazione ambientale, la “Tetralogia della Polvere”, del giovane artista romano Gian Maria Tosatti. La particolarità dell’opera sta nel percorso intimo e sensibile, che il visitatore compie tra le stanze, dove si fondono arte e tempo: la casa affascina col suo silenzio eloquente, tacitamente comunica attraverso i suoi muri scrostati, le sue porte divelte, gli affreschi sbiaditi, i corridoi infiniti. Di tanto in tanto un elemento dell’installazione che si accorda col resto dell’ambiente, mentre il nostro passo inizialmente titubante, si fa più spedito e curioso, permettendoci di entrare in simbiosi con la casa stessa. Le quattro rampe delle scale che s’ inseguono come in un vortice, la ricerca della luce che filtra dalle finestre mentre si percorre un corridoio di porte che sembrano invitare allettate il visitatore, la scoperta di quel che resta di un lampadario e lo scricchiolio dei pavimenti di legno al nostro passaggio: questo è il percorso nell’affascinante installazione.
Il visitatore vive l’esperienza artistica e vi partecipa con un’interpretazione del tutto personale attraverso la capacità comunicativa di Tosatti e la mai sopita eleganza della casa che si fondono continuamente rendendo la visita, un momento di esperienza sensoriale in cui è rievocato, in maniera forte e malinconica, l’antico splendore di vite vissute, di voci che un tempo hanno riecheggiato allegre, adesso coperte dalla polvere.
Per visitare la casa e vivere l’esperienza della Tetralogia di Tosatti è necessario effettuare la prenotazione presso l’Agenzia per il Turismo (tel. 0321394059 [email protected] ) , giorni ed orari di visita: da mercoledì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; sabato e domenica, dalle 11.00 alle 19.00.
“Tetralogia della polvere”, installazione ambientale creata da Gian Maria Tosatti
di Emiliana Mongiat per il "Corriere di Novara".
Lunedì 23 aprile, nel cortile di Casa Bossi in via Pier Lombardo n. 4, si è svolta l’inaugurazione della mostra evento “Tetralogia della polvere”, installazione ambientale creata da Gian Maria Tosatti “per restituire Casa Bossi alla città di Novara”, curata da Julia Draganovic e Alessandro Facente. Realizzata in co-produzione dal Comitato d’Amore di Casa Bossi e dall’Associazione Culturale Rest-Art, in collaborazione con La Rete Art Project e con il patrocinio del Comune di Novara, l’evento è stato coordinato a livello generale da Roberto Tognetti e Corrado Beldì, con la direzione di produzione affidata a Lorenzo Pedicone. Un progetto culturale complesso, per la realizzazione del quale sono state necessarie collaborazioni specifiche, fra le quali quella dello scultore Costantino Peroni, e allargate, grande disponibilità operativa e una notevole capacità organizzativa.
L’incontro è stato introdotto da Roberto Tognetti e dall’assessore comunale alla Cultura Paola Turchelli, seguiti dagli interventi dei curatori Julia Draganovic e Alessandro Facente ed è stato concluso dall’autore stesso. I relatori hanno ricordato i tempi di lavoro che sono stati necessari all’artista (e ai suoi numerosi collaboratori) per realizzare l’installazione (2 mesi) e le modalità di visita (un visitatore per volta e la richiesta del silenzio) da adottare per entrare in sintonia con la connotazione più profonda dell’opera di Tosatti, per riuscire ad afferrare il pensiero originario che l’ha generata e che l’artista ha cercato di comunicare attraverso elementi visivi quasi impalpabili, come impalpabile è la polvere che riveste gli interni dell’edificio abbandonati per molto tempo. Non a caso l’artista ha previsto un percorso che il visitatore deve seguire per raggiungere il punto di intervento: anzi, vista la vastità dell’edificio (5.000 metri quadrati disposti su sette livelli) ben quattro percorsi diversi corrispondenti alle quattro scale del palazzo. Essi si identificano con i quattro assi organizzativi dell’architettura e della struttura interna della casa, ideati da Alessandro Antonelli nella progettazione dell’edificio e che sono da considerarsi l’elemento centrale più moderno e più profondo della dinamica abitativa adottata dall’architetto novarese (percorsi separati per attività e usi diversi). È su questa scacchiera –fatta da percorsi predefiniti e in tensione fra passato e presente, da ambienti nei quali l’abbandono ha provocato mutamenti nei colori delle pareti, nei decori dei soffitti, negli odori, nei rumori– che si è giocata “la partita a scacchi” fra Antonelli e Tosatti. Da una parte l’edificio antonelliano con le sue dinamiche, i suoi spazi, il suo rapporto interrotto con la città e con lo spazio esterno ma ancora capace di rivelare le proprie potenzialità nella chiarezza della struttura architettonica perfettamente leggibile, nella cadenza dei suoi ritmi costituiti da paraste, colonne, aperture, fasce marcapiano, nei suoi elementi di raccordo fra spazi interni ed esterni come il cortile, il porticato, il giardino, i loggiati, i balconi; dall’altra la sensibilità di Tosatti, la sua capacità di avvertire il respiro degli ambienti, di ritrovare sotto lo strato di polvere i segni della cultura antonelliana, di rivivere durante il suo lavoro di scoperta e di ricomposizione visiva quei momenti di riflessione messi in atto da Antonelli durante l’edificazione, di ritrovare i punti di osservazione sulla e nella città voluti dall’architetto e presenti nell’edificio.
Il percorso imposto al visitatore è un percorso purificatore (in salita e in silenzio), lo stesso vissuto dallo ‘straniero’ Tosatti per avvicinarsi e conoscere l’edificio antonelliano. Un percorso durante il quale anche il visitatore, sperimentando dall’interno un processo di avvicinamento ad un organismo complesso, si avvicina nel contempo a sé stesso, come se l’edificio fosse stato trasformato dall’intervento artistico (i percorsi e le quattro installazioni) in un lucido specchio, “in un grande macchinario che permette di guardarsi dentro l’anima”. Il tempo usato però, precisa Tosatti, è stato molto più lungo di quello indicato in apertura in quanto il lavoro era stato da lui avviato un anno prima con la fase di progettazione ed è sempre stato presente nella sua attività. Ora che l’opera è terminata, il lavoro e il monumento non gli appartengono più; appartengono alla città a cui il monumento viene restituito, appartengono a quanti vorranno entrare dentro le stanze polverose lasciandosi coinvolgere dalle suggestioni create dall’artista per ritrovare nuove e più profonde modalità di relazione, le sole che permetteranno all’edificio antonelliano di riprovare a vivere.
07/05/2025Lunedì 23 aprile, nel cortile di Casa Bossi in via Pier Lombardo n. 4, si è svolta l’inaugurazione della mostra evento “Tetralogia della polvere”, installazione ambientale creata da Gian Maria Tosatti “per restituire Casa Bossi alla città di Novara”, curata da Julia Draganovic e Alessandro Facente. Realizzata in co-produzione dal Comitato d’Amore di Casa Bossi e dall’Associazione Culturale Rest-Art, in collaborazione con La Rete Art Project e con il patrocinio del Comune di Novara, l’evento è stato coordinato a livello generale da Roberto Tognetti e Corrado Beldì, con la direzione di produzione affidata a Lorenzo Pedicone. Un progetto culturale complesso, per la realizzazione del quale sono state necessarie collaborazioni specifiche, fra le quali quella dello scultore Costantino Peroni, e allargate, grande disponibilità operativa e una notevole capacità organizzativa.
L’incontro è stato introdotto da Roberto Tognetti e dall’assessore comunale alla Cultura Paola Turchelli, seguiti dagli interventi dei curatori Julia Draganovic e Alessandro Facente ed è stato concluso dall’autore stesso. I relatori hanno ricordato i tempi di lavoro che sono stati necessari all’artista (e ai suoi numerosi collaboratori) per realizzare l’installazione (2 mesi) e le modalità di visita (un visitatore per volta e la richiesta del silenzio) da adottare per entrare in sintonia con la connotazione più profonda dell’opera di Tosatti, per riuscire ad afferrare il pensiero originario che l’ha generata e che l’artista ha cercato di comunicare attraverso elementi visivi quasi impalpabili, come impalpabile è la polvere che riveste gli interni dell’edificio abbandonati per molto tempo. Non a caso l’artista ha previsto un percorso che il visitatore deve seguire per raggiungere il punto di intervento: anzi, vista la vastità dell’edificio (5.000 metri quadrati disposti su sette livelli) ben quattro percorsi diversi corrispondenti alle quattro scale del palazzo. Essi si identificano con i quattro assi organizzativi dell’architettura e della struttura interna della casa, ideati da Alessandro Antonelli nella progettazione dell’edificio e che sono da considerarsi l’elemento centrale più moderno e più profondo della dinamica abitativa adottata dall’architetto novarese (percorsi separati per attività e usi diversi). È su questa scacchiera –fatta da percorsi predefiniti e in tensione fra passato e presente, da ambienti nei quali l’abbandono ha provocato mutamenti nei colori delle pareti, nei decori dei soffitti, negli odori, nei rumori– che si è giocata “la partita a scacchi” fra Antonelli e Tosatti. Da una parte l’edificio antonelliano con le sue dinamiche, i suoi spazi, il suo rapporto interrotto con la città e con lo spazio esterno ma ancora capace di rivelare le proprie potenzialità nella chiarezza della struttura architettonica perfettamente leggibile, nella cadenza dei suoi ritmi costituiti da paraste, colonne, aperture, fasce marcapiano, nei suoi elementi di raccordo fra spazi interni ed esterni come il cortile, il porticato, il giardino, i loggiati, i balconi; dall’altra la sensibilità di Tosatti, la sua capacità di avvertire il respiro degli ambienti, di ritrovare sotto lo strato di polvere i segni della cultura antonelliana, di rivivere durante il suo lavoro di scoperta e di ricomposizione visiva quei momenti di riflessione messi in atto da Antonelli durante l’edificazione, di ritrovare i punti di osservazione sulla e nella città voluti dall’architetto e presenti nell’edificio.
Il percorso imposto al visitatore è un percorso purificatore (in salita e in silenzio), lo stesso vissuto dallo ‘straniero’ Tosatti per avvicinarsi e conoscere l’edificio antonelliano. Un percorso durante il quale anche il visitatore, sperimentando dall’interno un processo di avvicinamento ad un organismo complesso, si avvicina nel contempo a sé stesso, come se l’edificio fosse stato trasformato dall’intervento artistico (i percorsi e le quattro installazioni) in un lucido specchio, “in un grande macchinario che permette di guardarsi dentro l’anima”. Il tempo usato però, precisa Tosatti, è stato molto più lungo di quello indicato in apertura in quanto il lavoro era stato da lui avviato un anno prima con la fase di progettazione ed è sempre stato presente nella sua attività. Ora che l’opera è terminata, il lavoro e il monumento non gli appartengono più; appartengono alla città a cui il monumento viene restituito, appartengono a quanti vorranno entrare dentro le stanze polverose lasciandosi coinvolgere dalle suggestioni create dall’artista per ritrovare nuove e più profonde modalità di relazione, le sole che permetteranno all’edificio antonelliano di riprovare a vivere.
Se la sai ascoltare, casa Bossi racconta...
di Anna Lavatelli (scrittrice).
Tetralogia della polvere. Un’installazione ambientale di Gian Maria Tosatti per restituire Casa Bossi alla città di Novara.
Nel giorno in cui ho visitato l’installazione di Gian Maria Tosatti la giornata era limpida e chiara, il contrasto tra luci ed ombre come tracciato con la squadra. La crudezza dei transiti da luminosità accecanti al buio più totale è stata una chiave di lettura metereologica importante, nel mio percorso. Con la pioggia, chissà, sarebbe stato diverso.
Non ho voluto sapere quali fossero le intenzioni dell’artista che ha realizzato la ‘Tetralogia della polvere’: ho preferito entrare in casa Bossi con lo spirito di chi fa ritorno ad un luogo amato, condotto fin lì da un moto subitaneo del cuore. Questa chiave, invece, è stata una scelta.
La visita si fa in solitudine, in un silenzio rotto appena dagli scricchiolii dei vecchi parquet, dal vibrare metallico delle ringhiere che si inerpicano sulle scale interminabili, dove metti il piede su gradini chissà quante volte percorsi e battuti. Cigola qualche imposta sui cardini, se c’è un filo di vento. Gli uccelli nel cortile e sulle terrazze interne cantano. La cupola di san Gaudenzio è una presenza così forte da sembrare surreale.
Il rumore della città intorno giunge attutito, come per farsi provvisoriamente dimenticare. E il vuoto frastornante del grande edificio si riempie poco a poco di pensieri, di immagini e di voci.
Sei il discendente di una prosperosa famiglia borghese e questa era la tua dimora. Nulla resta della fortuna avita, l’azienda è andata a rotoli, l’orgoglio in briciole e il palazzo in rovina. Entri nella tua stanzetta di bambino, tocchi la culla dove sei nato (troppi anni, ormai) e vorresti morirci dentro per non vendere più.
Sei una anziana che torna nel luogo da cui fu strappata da ragazza, nel cuore della notte, con tutta la sua famiglia. Grida, ordini, confusione e sgomento giù per le scale, furioso latrare di cani. Le tappezzerie che penzolano dalle pareti ti accolgono con un muto pianto dolente. Tu appoggi una mano sul telefono, accarezzi una sedia vuota, vecchi cari oggetti pieni di dolore.
Se la sai ascoltare, casa Bossi racconta di un altrove che può rivivere lì, in quel suo disfarsi struggente, nella sua bellezza sfregiata. Merito indubbio dell’Antonelli, che le dette la forma. Del tempo, che vi ha lavorato con il contributo dell’incuria umana. Della polvere, anche,depositata come un sudario sul corpo del bel palazzo in agonia. Di Gian Maria Tosatti, che vi ha visto un deposito straordinario di storie e l’ha trasformato con ben meditate presenze in un luogo carico di suggestioni, vivo, parlante: un vuoto pieno di senso.
26/04/2025Tetralogia della polvere. Un’installazione ambientale di Gian Maria Tosatti per restituire Casa Bossi alla città di Novara.
Nel giorno in cui ho visitato l’installazione di Gian Maria Tosatti la giornata era limpida e chiara, il contrasto tra luci ed ombre come tracciato con la squadra. La crudezza dei transiti da luminosità accecanti al buio più totale è stata una chiave di lettura metereologica importante, nel mio percorso. Con la pioggia, chissà, sarebbe stato diverso.
Non ho voluto sapere quali fossero le intenzioni dell’artista che ha realizzato la ‘Tetralogia della polvere’: ho preferito entrare in casa Bossi con lo spirito di chi fa ritorno ad un luogo amato, condotto fin lì da un moto subitaneo del cuore. Questa chiave, invece, è stata una scelta.
La visita si fa in solitudine, in un silenzio rotto appena dagli scricchiolii dei vecchi parquet, dal vibrare metallico delle ringhiere che si inerpicano sulle scale interminabili, dove metti il piede su gradini chissà quante volte percorsi e battuti. Cigola qualche imposta sui cardini, se c’è un filo di vento. Gli uccelli nel cortile e sulle terrazze interne cantano. La cupola di san Gaudenzio è una presenza così forte da sembrare surreale.
Il rumore della città intorno giunge attutito, come per farsi provvisoriamente dimenticare. E il vuoto frastornante del grande edificio si riempie poco a poco di pensieri, di immagini e di voci.
Sei il discendente di una prosperosa famiglia borghese e questa era la tua dimora. Nulla resta della fortuna avita, l’azienda è andata a rotoli, l’orgoglio in briciole e il palazzo in rovina. Entri nella tua stanzetta di bambino, tocchi la culla dove sei nato (troppi anni, ormai) e vorresti morirci dentro per non vendere più.
Sei una anziana che torna nel luogo da cui fu strappata da ragazza, nel cuore della notte, con tutta la sua famiglia. Grida, ordini, confusione e sgomento giù per le scale, furioso latrare di cani. Le tappezzerie che penzolano dalle pareti ti accolgono con un muto pianto dolente. Tu appoggi una mano sul telefono, accarezzi una sedia vuota, vecchi cari oggetti pieni di dolore.
Se la sai ascoltare, casa Bossi racconta di un altrove che può rivivere lì, in quel suo disfarsi struggente, nella sua bellezza sfregiata. Merito indubbio dell’Antonelli, che le dette la forma. Del tempo, che vi ha lavorato con il contributo dell’incuria umana. Della polvere, anche,depositata come un sudario sul corpo del bel palazzo in agonia. Di Gian Maria Tosatti, che vi ha visto un deposito straordinario di storie e l’ha trasformato con ben meditate presenze in un luogo carico di suggestioni, vivo, parlante: un vuoto pieno di senso.
Incontro pubblico - invito
Incontro pubblico con l’artista Gianmaria Tosatti e presentazione del progetto Casa Bossi – Centro Culturale Urbano.
Abbiamo il piacere di invitarvi all’incontro pubblico in oggetto che permette ai novaresi di incontrare l’autore delle grande operazione artistica che coinvolge tutti i piani superiori di Casa Bossi con la mostra:
Tetralogia della polvere.
Un’installazione ambientale di Gian Maria Tosatti per restituire Casa Bossi alla città di Novara a cura di Julia Draganovic e Alessandro Facente.
L’incontro si terrà alle 17,00 di giovedì 26 aprile 2012, all’Arengario del Broletto.
Nell’ambito dell’incontro verrà effettuata una breve presentazione del progetto Casa Bossi – Centro Culturale Urbano.
Data l’importanza del progetto, raccomandiamo la presenza di tutte le rappresentanze economiche, sociali e culturali della città e del territorio.
Prof. Paola Turchelli
Assessore al Sistema dei beni e delle attività culturali
Arch. Roberto Tognetti
Presidente Comitato d’Amore per Casa Bossi
26/04/2025Abbiamo il piacere di invitarvi all’incontro pubblico in oggetto che permette ai novaresi di incontrare l’autore delle grande operazione artistica che coinvolge tutti i piani superiori di Casa Bossi con la mostra:
Tetralogia della polvere.
Un’installazione ambientale di Gian Maria Tosatti per restituire Casa Bossi alla città di Novara a cura di Julia Draganovic e Alessandro Facente.
L’incontro si terrà alle 17,00 di giovedì 26 aprile 2012, all’Arengario del Broletto.
Nell’ambito dell’incontro verrà effettuata una breve presentazione del progetto Casa Bossi – Centro Culturale Urbano.
Data l’importanza del progetto, raccomandiamo la presenza di tutte le rappresentanze economiche, sociali e culturali della città e del territorio.
Prof. Paola Turchelli
Assessore al Sistema dei beni e delle attività culturali
Arch. Roberto Tognetti
Presidente Comitato d’Amore per Casa Bossi
Parola di curatore: Alessandro Facente e Julia Draganovic raccontano...
Alessandro Facente e Julia Draganovic raccontano il loro approccio curatoriale all’opera di Gianmaria Tosatti, “Tetralogia della polvere”, che si è appena inaugurata a Novara. Brevi note per entrare nel metodo di lavori di due curatori diversi per esperienze, formazione, età e rapporto con l’artista.
exibart.com - pubblicato giovedì 26 aprile 2012
Casa Bossi a Novara è un magnifico edificio realizzato a metà dell’Ottocento da Alessandro Antonelli (lo stesso architetto della Mole torinese). Da più di trent’anni i suoi 5mila metri quadrati che si snodano su sette livelli è in stato di abbandono. Gian Maria Tosatti è un artista che lavora prevalentemente per illuminare con gesti e installazioni luoghi dimenticati. Il 23 aprile si è aperta “Tetralogia della polvere”, dove il vuoto monumentale dell’edificio è diventato teatro di un’opera d’arte ambientale.
Ospitiamo qui gli statement dei due curatori, Alessandro Facente e Julia Draganovic. Recensiremo tra poco anche “Tetralogia della polvere”.
Alessandro Facente: La mia curatela è una lettura interna che consiste nel seguire l’artista durante la costruzione del lavoro in una sorta di verifica critica quotidiana del processo produttivo. Mi ritengo un curatore "embedded”, un diarista, una sponda critica che registra i passaggi concettuali e formali del lavoro da quando vengono ideati a quando sono completamente installati, compresi quelli che in corso d’opera verranno esclusi, unendo ognuno di essi alle ragioni generali su cui si sviluppa tutto l’apparato dell’intervento.
Attivando un confronto continuo, ragionato e approfondito con l’artista, il mio contributo sarà utile tanto a me per entrare nel suo lavoro fino al personale processo di azione che contraddistingue ogni artista, e tanto all’artista che troverà nei ragionamenti fatti insieme lo stimolo per sviluppare, ma soprattutto testare, criticamente i suoi interventi nello spazio.
L’esito del mio lavoro è un testo da cui si evince l’impianto critico e concettuale dell’opera scandito passo passo nelle fasi di produzione, così da mettere al centro le intenzioni di un’opera che si esprime già dalle primissime fasi progettuali allora mute.
Julia Draganovic: Ho accettato con gran piacere l’invito di completare un progetto curatoriale in cui la posizione della persona che affianca, incoraggia e rispecchia il lavoro dell'artista da vicino era già occupato da Alessandro Facente, compagno di strada di Gian Maria Tosatti da tanti anni. Appartenere ad un'altra generazione, provenienza geografica, linguistica e infine culturale sia rispetto all’artista che anche al mio co-curatore, mi facilità il compito di inserire l’operato di Gian Maria Tosatti in un contesto diverso, per vederlo da un altro punto di vista, metterlo al confronto con altri a volte anche lontani da quelli in cui è nato il lavoro e con i quali l’artista Romano, secondo me, condivide nella sua ricerca immagini, archetipici e costanti antropologiche che possano servire come punto d’orientamento in un universo troppo spesso inquietante, confusionale e dalle forti consonanze. Non nascondo che nel processo di lavoro mi piace prendere la posizione dell’avvocato del diavolo (anche chiamato punto di vista della strega o – più
comunemente – della rompiscatole). Credo che sia un confronto fecondo, sia per i miei interlocutori che per me stessa e sono convinta che tutto ciò sfoci in una contestualizzazione del lavoro di Tosatti che tutti e tre pian piano abbiamo scoperto con grande curiosità.
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=37352&IDCategoria;=241
21/04/2025 - 17/06/2025exibart.com - pubblicato giovedì 26 aprile 2012
Casa Bossi a Novara è un magnifico edificio realizzato a metà dell’Ottocento da Alessandro Antonelli (lo stesso architetto della Mole torinese). Da più di trent’anni i suoi 5mila metri quadrati che si snodano su sette livelli è in stato di abbandono. Gian Maria Tosatti è un artista che lavora prevalentemente per illuminare con gesti e installazioni luoghi dimenticati. Il 23 aprile si è aperta “Tetralogia della polvere”, dove il vuoto monumentale dell’edificio è diventato teatro di un’opera d’arte ambientale.
Ospitiamo qui gli statement dei due curatori, Alessandro Facente e Julia Draganovic. Recensiremo tra poco anche “Tetralogia della polvere”.
Alessandro Facente: La mia curatela è una lettura interna che consiste nel seguire l’artista durante la costruzione del lavoro in una sorta di verifica critica quotidiana del processo produttivo. Mi ritengo un curatore "embedded”, un diarista, una sponda critica che registra i passaggi concettuali e formali del lavoro da quando vengono ideati a quando sono completamente installati, compresi quelli che in corso d’opera verranno esclusi, unendo ognuno di essi alle ragioni generali su cui si sviluppa tutto l’apparato dell’intervento.
Attivando un confronto continuo, ragionato e approfondito con l’artista, il mio contributo sarà utile tanto a me per entrare nel suo lavoro fino al personale processo di azione che contraddistingue ogni artista, e tanto all’artista che troverà nei ragionamenti fatti insieme lo stimolo per sviluppare, ma soprattutto testare, criticamente i suoi interventi nello spazio.
L’esito del mio lavoro è un testo da cui si evince l’impianto critico e concettuale dell’opera scandito passo passo nelle fasi di produzione, così da mettere al centro le intenzioni di un’opera che si esprime già dalle primissime fasi progettuali allora mute.
Julia Draganovic: Ho accettato con gran piacere l’invito di completare un progetto curatoriale in cui la posizione della persona che affianca, incoraggia e rispecchia il lavoro dell'artista da vicino era già occupato da Alessandro Facente, compagno di strada di Gian Maria Tosatti da tanti anni. Appartenere ad un'altra generazione, provenienza geografica, linguistica e infine culturale sia rispetto all’artista che anche al mio co-curatore, mi facilità il compito di inserire l’operato di Gian Maria Tosatti in un contesto diverso, per vederlo da un altro punto di vista, metterlo al confronto con altri a volte anche lontani da quelli in cui è nato il lavoro e con i quali l’artista Romano, secondo me, condivide nella sua ricerca immagini, archetipici e costanti antropologiche che possano servire come punto d’orientamento in un universo troppo spesso inquietante, confusionale e dalle forti consonanze. Non nascondo che nel processo di lavoro mi piace prendere la posizione dell’avvocato del diavolo (anche chiamato punto di vista della strega o – più
comunemente – della rompiscatole). Credo che sia un confronto fecondo, sia per i miei interlocutori che per me stessa e sono convinta che tutto ciò sfoci in una contestualizzazione del lavoro di Tosatti che tutti e tre pian piano abbiamo scoperto con grande curiosità.
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=37352&IDCategoria;=241
Un’installazione ambientale di Gian Maria Tosatti per restituire Casa Bossi alla città di Novara
TETRALOGIA DELLA POLVERE
a cura di Julia Draganovic e Alessandro Facente
dal 23 aprile al 3 giugno - Prorogata al 17 giugno
(opening su invito 21-22 aprile)
Uno splendido edificio antonelliano abbandonato per oltre trent’anni. Una storia dimenticata trasformata in polvere.
Questa è lo scenario in cui si ambienta la mostra Tetralogia della polvere di Gian Maria Tosatti, realizzata in co-produzione dal Comitato d'Amore di Casa Bossi e da Associazione Culturale Rest-Art, in collaborazione con LaRete Art Projects e con patrocinio della Fondazione Comunità Novarese Onlus.
Dal 23 aprile (opening su invito 21-22 aprile) Casa Bossi a Novara diventa teatro di un’opera d’arte ambientale, in cui l’artista offre una sapiente lettura dello spazio monumentale e delle sue testimonianze nascoste.
Il vuoto primordiale dell’edificio (5000 metri quadri disposti su otto livelli) è al centro dell’indagine artistica di Gian Maria Tosatti.
Come i libri lasciati accanto alle finestre - che lentamente scolorano fino a scomparire - Casa Bossi si è consumata nei suoi interni continuamente trafitti dalla luce fino a rimanere vuota, scarnificata. Sono spariti dapprima i corpi, poi gli arredi in legno a seguire quelli in metallo, restano solo pochissime tracce, nascoste negli angoli più bui, come i vecchi termosifoni in ghisa, staccati dai muri e quasi rifugiatisi al buio per non svanire o come i mobili scheletrificati.
L’intervento dunque si concentra nell’esaltare queste dinamiche della sparizione.
Tetralogia della polvere è un grande disegno sul pavimento, realizzato da Tosatti rimuovendo dai fasci di luce che attraversano la casa gli strati di polvere accumulatisi negli anni di abbandono.
La trama che emerge è un gioco di chiaroscuri fatti con la polvere che si dirada nei punti più illuminati e s’infittisce in molteplici gradazioni nelle zone d’ombra.
Da questo ordito di base si sviluppano le quattro parti dell’intervento, ognuna delle quali segue il percorso di una delle quattro differenti scale dell’edificio. La scala nobiliare, quella della servitù, quella degli inquilini e poi quella di servizio, sono accessi a mondi differenti fra loro, tutti però raccolti nell’unico involucro di pietra.
L’intervento minimale dell’artista conduce dunque a poter isolare una serie di particolari mimetici propri di un ambiente che, isolato dal resto del mondo, ha nel tempo ricreato ogni cosa al suo interno. Sul terrazzo sovrastante il cortiletto all’ingresso, ad esempio, dove c’era una vecchia edera, ormai secca, la vernice degli infissi è andata “sfogliandosi” finendo per riprodurre l’immagine di un verde rampicante; in un grande appartamento dove l’intonaco si stacca in piccoli e leggeri frammenti, simili ad ali di falene, si seguirà l’evoluzione di questi segni fino a un’ultima trasformazione che li vedrà diventare vere e proprie farfalle. Infine, salendo una delle scale si arriverà a quella che può sembrare una pietrificazione del cielo.
E’ nella tensione fra reale e immaginario che questa grande installazione ambientale prende forma, come fosse un romanzo in quattro parti, a metà fra la narrativa di Anna Maria Ortese e il riferimento imprescindibile di Sebastiano Vassalli, che in Cuore di Pietra, aveva raccontato proprio la storia di Casa Bossi e dei suoi abitanti nei circa centoventi anni dalla sua costruzione alla chiusura.
Tetralogia della polvere è, invece, il romanzo che racconta i trent’anni successivi.
Trent’anni senza l’uomo.
«Non penso sia possibile restituire a una città un suo luogo simbolico, scomparso per trent’anni, semplicemente aprendo una porta. Per ricostruire i ponti caduti, per rammendare il tessuto memoriale di una comunità reintroducendo un elemento obliato per due generazioni, l’arte è forse l’unico strumento capace di una chirurgia tanto profonda. Quel che dunque intendo fare non è solo far entrare le persone nell’edificio, ma creare un incontro fra dimenticanze. Da una parte
quella dei Novaresi per Casa Bossi, dall’altra quella di Casa Bossi per il resto del mondo. Vorrei creare l’incidente che permetta a queste due dimenticanze di guardarsi l’una nell’altra come dentro uno specchio e di contro dunque tornare a riconoscersi reciprocamente». (Gian Maria Tosatti)
Il progetto curatoriale sviluppato da Julia Draganovic e Alessandro Facente prevede una doppia lettura del lavoro nelle sue varie fasi. Facente, ha, infatti, seguito il lavoro dall’interno come un curatore embedded, un diarista, sponda critica interna al lavoro quotidiano che registra in soggettiva, mentre Draganovic dà una lettura dall’esterno dell’intero processo contestualizzandolo attraverso un’ottica panoramica.
La mostra si colloca non solo all’interno dell’attività internazionale di Gian Maria Tosatti, ma anche come punto focale delle numerose iniziative culturali che il Comune di Novara ha in programma per il 2012 ponendosi altresì come testimonianza diretta della volontà dell’Amministrazione di restituire Casa Bossi alla collettività.
“L’iniziativa, di livello assoluto, che viene proposta al vasto pubblico di appassionati di arte contemporanea” – conclude il sindaco di Novara Andrea Ballarè – “può essere considerata come un “segno”, che indica, incarnandola in un evento, l’opzione fondamentale per il mantenimento del bene quale patrimonio pubblico della città, valorizzando tutti i possibili apporti, pubblici e privati, istituzionali e spontanei, in grado di riconoscersi e operare in un luogo di straordinaria identità architettonica e culturale della città”.
Opening su invito: 21-22 aprile - su invito
Apertura al pubblico: dal 23 aprile al 3 giugno – ingresso a contributo libero.E’ obbligatoria la prenotazione.
Giorni e orari di apertura:
martedì - venerdì: ore 16.00 - 19.00;
sabato e domenica: ore 11.00 - 19.00
Per Informazioni e prenotazioni:
Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara
Tel. +39.0321.394059 - Fax +39.0321.631063
email [email protected]
Ufficio stampa:
Elena Bari - NewRelease - [email protected]
+39 328 9781241
Gabriella DePaoli – Comitato d’Amore Casa Bossi
[email protected]
+39 335 5642127
Serena Galasso - Associazione Rest-Art
[email protected]
+39 339 4577226
Ettore Colli Vignarelli – Comune di Novara
[email protected]
+39 348 9044928
RASSEGNA STAMPA
http://www.corrieredinovara.com/it/web/studenti-del-casorati-al-lavoro-al-fianco-di-gian-maria-tosatti-a-casa-bossi-7711/sez/novara-citta
http://www.oknovara.it/news/?p=51807
http://www.tribunanovarese.it/pages/dettaglio_news/cultura/id_subcategory_news/gli_studenti_del_casorati_con_tosatti_a_casa_bossi2566
http://www.novaratoday.it/cronaca/studenti-novaresi-lavorano-mostra-casa-bossi-gian-maria-tosatti.html
http://www.novara.com/index.php?Section=News&tplBgContainer;=1&Tools;=WAPPS&Filters;=SeqId%2C10855
http://www.abitare.it/it/arte/riapre-casa-bossi-a-novara/#.T4QU4H6X270
20/04/2025a cura di Julia Draganovic e Alessandro Facente
dal 23 aprile al 3 giugno - Prorogata al 17 giugno
(opening su invito 21-22 aprile)
Uno splendido edificio antonelliano abbandonato per oltre trent’anni. Una storia dimenticata trasformata in polvere.
Questa è lo scenario in cui si ambienta la mostra Tetralogia della polvere di Gian Maria Tosatti, realizzata in co-produzione dal Comitato d'Amore di Casa Bossi e da Associazione Culturale Rest-Art, in collaborazione con LaRete Art Projects e con patrocinio della Fondazione Comunità Novarese Onlus.
Dal 23 aprile (opening su invito 21-22 aprile) Casa Bossi a Novara diventa teatro di un’opera d’arte ambientale, in cui l’artista offre una sapiente lettura dello spazio monumentale e delle sue testimonianze nascoste.
Il vuoto primordiale dell’edificio (5000 metri quadri disposti su otto livelli) è al centro dell’indagine artistica di Gian Maria Tosatti.
Come i libri lasciati accanto alle finestre - che lentamente scolorano fino a scomparire - Casa Bossi si è consumata nei suoi interni continuamente trafitti dalla luce fino a rimanere vuota, scarnificata. Sono spariti dapprima i corpi, poi gli arredi in legno a seguire quelli in metallo, restano solo pochissime tracce, nascoste negli angoli più bui, come i vecchi termosifoni in ghisa, staccati dai muri e quasi rifugiatisi al buio per non svanire o come i mobili scheletrificati.
L’intervento dunque si concentra nell’esaltare queste dinamiche della sparizione.
Tetralogia della polvere è un grande disegno sul pavimento, realizzato da Tosatti rimuovendo dai fasci di luce che attraversano la casa gli strati di polvere accumulatisi negli anni di abbandono.
La trama che emerge è un gioco di chiaroscuri fatti con la polvere che si dirada nei punti più illuminati e s’infittisce in molteplici gradazioni nelle zone d’ombra.
Da questo ordito di base si sviluppano le quattro parti dell’intervento, ognuna delle quali segue il percorso di una delle quattro differenti scale dell’edificio. La scala nobiliare, quella della servitù, quella degli inquilini e poi quella di servizio, sono accessi a mondi differenti fra loro, tutti però raccolti nell’unico involucro di pietra.
L’intervento minimale dell’artista conduce dunque a poter isolare una serie di particolari mimetici propri di un ambiente che, isolato dal resto del mondo, ha nel tempo ricreato ogni cosa al suo interno. Sul terrazzo sovrastante il cortiletto all’ingresso, ad esempio, dove c’era una vecchia edera, ormai secca, la vernice degli infissi è andata “sfogliandosi” finendo per riprodurre l’immagine di un verde rampicante; in un grande appartamento dove l’intonaco si stacca in piccoli e leggeri frammenti, simili ad ali di falene, si seguirà l’evoluzione di questi segni fino a un’ultima trasformazione che li vedrà diventare vere e proprie farfalle. Infine, salendo una delle scale si arriverà a quella che può sembrare una pietrificazione del cielo.
E’ nella tensione fra reale e immaginario che questa grande installazione ambientale prende forma, come fosse un romanzo in quattro parti, a metà fra la narrativa di Anna Maria Ortese e il riferimento imprescindibile di Sebastiano Vassalli, che in Cuore di Pietra, aveva raccontato proprio la storia di Casa Bossi e dei suoi abitanti nei circa centoventi anni dalla sua costruzione alla chiusura.
Tetralogia della polvere è, invece, il romanzo che racconta i trent’anni successivi.
Trent’anni senza l’uomo.
«Non penso sia possibile restituire a una città un suo luogo simbolico, scomparso per trent’anni, semplicemente aprendo una porta. Per ricostruire i ponti caduti, per rammendare il tessuto memoriale di una comunità reintroducendo un elemento obliato per due generazioni, l’arte è forse l’unico strumento capace di una chirurgia tanto profonda. Quel che dunque intendo fare non è solo far entrare le persone nell’edificio, ma creare un incontro fra dimenticanze. Da una parte
quella dei Novaresi per Casa Bossi, dall’altra quella di Casa Bossi per il resto del mondo. Vorrei creare l’incidente che permetta a queste due dimenticanze di guardarsi l’una nell’altra come dentro uno specchio e di contro dunque tornare a riconoscersi reciprocamente». (Gian Maria Tosatti)
Il progetto curatoriale sviluppato da Julia Draganovic e Alessandro Facente prevede una doppia lettura del lavoro nelle sue varie fasi. Facente, ha, infatti, seguito il lavoro dall’interno come un curatore embedded, un diarista, sponda critica interna al lavoro quotidiano che registra in soggettiva, mentre Draganovic dà una lettura dall’esterno dell’intero processo contestualizzandolo attraverso un’ottica panoramica.
La mostra si colloca non solo all’interno dell’attività internazionale di Gian Maria Tosatti, ma anche come punto focale delle numerose iniziative culturali che il Comune di Novara ha in programma per il 2012 ponendosi altresì come testimonianza diretta della volontà dell’Amministrazione di restituire Casa Bossi alla collettività.
“L’iniziativa, di livello assoluto, che viene proposta al vasto pubblico di appassionati di arte contemporanea” – conclude il sindaco di Novara Andrea Ballarè – “può essere considerata come un “segno”, che indica, incarnandola in un evento, l’opzione fondamentale per il mantenimento del bene quale patrimonio pubblico della città, valorizzando tutti i possibili apporti, pubblici e privati, istituzionali e spontanei, in grado di riconoscersi e operare in un luogo di straordinaria identità architettonica e culturale della città”.
Opening su invito: 21-22 aprile - su invito
Apertura al pubblico: dal 23 aprile al 3 giugno – ingresso a contributo libero.E’ obbligatoria la prenotazione.
Giorni e orari di apertura:
martedì - venerdì: ore 16.00 - 19.00;
sabato e domenica: ore 11.00 - 19.00
Per Informazioni e prenotazioni:
Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara
Tel. +39.0321.394059 - Fax +39.0321.631063
email [email protected]
Ufficio stampa:
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Ettore Colli Vignarelli – Comune di Novara
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RASSEGNA STAMPA
http://www.corrieredinovara.com/it/web/studenti-del-casorati-al-lavoro-al-fianco-di-gian-maria-tosatti-a-casa-bossi-7711/sez/novara-citta
http://www.oknovara.it/news/?p=51807
http://www.tribunanovarese.it/pages/dettaglio_news/cultura/id_subcategory_news/gli_studenti_del_casorati_con_tosatti_a_casa_bossi2566
http://www.novaratoday.it/cronaca/studenti-novaresi-lavorano-mostra-casa-bossi-gian-maria-tosatti.html
http://www.novara.com/index.php?Section=News&tplBgContainer;=1&Tools;=WAPPS&Filters;=SeqId%2C10855
http://www.abitare.it/it/arte/riapre-casa-bossi-a-novara/#.T4QU4H6X270
Le stanze della memoria - Inaugurazione Lunedì 23 Aprile ore 18.00
Mettersi in ascolto di un’architettura per far risuonare l’eco dei ricordi, sublimandoli. Gian Maria Tosatti riapre a Novara Casa Bossi, chiusa da decenni, con l’opera “Tetralogia della polvere”, che inaugura lunedì. Incantevole e imperdibile, fino al 3 giugno.
Scritto da Marta Cereda - ARTTRIBUNE, venerdì, 20 aprile 2012
Ci si volta indietro, per cercare di scorgere le proprie tracce, le proprie orme, ma non si vedono più. Si sono già confuse con i segni che lo scorrere del tempo ha depositato sui pavimenti, coprendo le piastrelle decorate e creando nuovi mosaici e disegni. Sono trent’anni, infatti, che questa dimora, progettata nel 1859 da Alessandro Antonelli nel cuore di Novara, è lasciata sola, abitata soltanto dai ricordi di un passato denso di eventi e di storie, ma dimenticata dal presente. Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) riconsegna un edificio alla sua città e alla nostra memoria. Il lungo girovagare in un apparente silenzio, interrotto soltanto dal fruscio dei propri passi che cede il posto gradualmente alla voce delle stanze è un’esperienza profondamente intima, che rende evidente il valore dell’intervento artistico nel momento in cui il singolo riesce a impossessarsi dell’opera d’arte, a padroneggiarla nella propria mente, costruendola e ricostruendola infinite volte, modificandola e sovrapponendola alla propria storia personale.
La casa si fa manifestazione tangibile e tridimensionale di ricordi e suggestioni; il percorso che si snoda nelle stanze diviene una passeggiata metafisica; le quattro scale che costituiscono le linee dell’intervento artistico sono da percorrere in solitudine, tra luce e ombra, per conoscere l’edificio in silenzio e con il tempo necessario alla scoperta di un segreto, che viene messo in scena, svelato ma non gridato.
L’eleganza dell’opera è evidente nel suo non palesarsi pienamente, nell’impossibilità – o perlomeno nella difficoltà – di individuare quali siano i segni del fare umano e quali quelli del disfare del tempo.
Tetralogia della polvere rappresenta una summa della riflessione artistica di Gian Maria Tosatti perché riassume e amplifica gli elementi costitutivi del suo lavoro precedente. É una soglia, da cui guardare quanto fatto prima, un gradino che permette il passaggio verso una poetica differente, però fondata sul passato.
Casa Bossi, infatti, permette di unire la dimensione intima del ricordo, che caratterizza il ciclo Le considerazioni sugli intenti della mia prima comunione restano lettera morta, al riferimento imprescindibile all’arte pubblica, che qui non sta tanto nell’utilizzare un luogo di proprietà collettiva, quanto nell’essere consapevoli che il valore e il significato del proprio fare artistico risiedano nella possibilità di restituire a una città un elemento importante della propria identità culturale.
Marta Cereda
18/04/2025Scritto da Marta Cereda - ARTTRIBUNE, venerdì, 20 aprile 2012
Ci si volta indietro, per cercare di scorgere le proprie tracce, le proprie orme, ma non si vedono più. Si sono già confuse con i segni che lo scorrere del tempo ha depositato sui pavimenti, coprendo le piastrelle decorate e creando nuovi mosaici e disegni. Sono trent’anni, infatti, che questa dimora, progettata nel 1859 da Alessandro Antonelli nel cuore di Novara, è lasciata sola, abitata soltanto dai ricordi di un passato denso di eventi e di storie, ma dimenticata dal presente. Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) riconsegna un edificio alla sua città e alla nostra memoria. Il lungo girovagare in un apparente silenzio, interrotto soltanto dal fruscio dei propri passi che cede il posto gradualmente alla voce delle stanze è un’esperienza profondamente intima, che rende evidente il valore dell’intervento artistico nel momento in cui il singolo riesce a impossessarsi dell’opera d’arte, a padroneggiarla nella propria mente, costruendola e ricostruendola infinite volte, modificandola e sovrapponendola alla propria storia personale.
La casa si fa manifestazione tangibile e tridimensionale di ricordi e suggestioni; il percorso che si snoda nelle stanze diviene una passeggiata metafisica; le quattro scale che costituiscono le linee dell’intervento artistico sono da percorrere in solitudine, tra luce e ombra, per conoscere l’edificio in silenzio e con il tempo necessario alla scoperta di un segreto, che viene messo in scena, svelato ma non gridato.
L’eleganza dell’opera è evidente nel suo non palesarsi pienamente, nell’impossibilità – o perlomeno nella difficoltà – di individuare quali siano i segni del fare umano e quali quelli del disfare del tempo.
Tetralogia della polvere rappresenta una summa della riflessione artistica di Gian Maria Tosatti perché riassume e amplifica gli elementi costitutivi del suo lavoro precedente. É una soglia, da cui guardare quanto fatto prima, un gradino che permette il passaggio verso una poetica differente, però fondata sul passato.
Casa Bossi, infatti, permette di unire la dimensione intima del ricordo, che caratterizza il ciclo Le considerazioni sugli intenti della mia prima comunione restano lettera morta, al riferimento imprescindibile all’arte pubblica, che qui non sta tanto nell’utilizzare un luogo di proprietà collettiva, quanto nell’essere consapevoli che il valore e il significato del proprio fare artistico risiedano nella possibilità di restituire a una città un elemento importante della propria identità culturale.
Marta Cereda
La mostra di un artista ambientale: Gian Maria Tosatti - Conferenza Stampa
Mercoledí 18 Aprile 2012 - Nicoletta Bertoni, [email protected]
Dopo oltre trent'anni di chiusura, macchie, muri scrostati e pavimenti polverosi divengono espressioni d'arte e mezzi per suscitare emozioni nel visitatore.
NOVARA - È stata presentata oggi, 18 Aprile 2012, in una conferenza stampa a palazzo Cabrino, tra gli altri dall’Assessore alla Cultura Paola Turchelli e dal Presidente del Comitato d'Amore di Casa Bossi, Roberto Tognetti, la mostra “Tetralogia della Polvere” di Gian Maria Tosatti realizzata in coproduzione dal Comitato d'Amore di Casa Bossi e dalla associazione culturale Rest-Art, in collaborazione con La Rete Art Project e con il patrocinio del Comune di Novara.
Dal 23 aprile al 3 giugno, questo splendido edificio diventerà teatro di una interessante opera d'arte ambientale, in cui l'artista offre una sapiente lettura dello spazio monumentale e delle sue testimonianze nascoste. Ciò che resta, dopo oltre trent'anni di chiusura, è divenuto esso stesso oggetto e parte integrante dell'intervento artistico di Tosatti e in cui le macchie, i muri scrostati e i pavimenti ricoperti di polvere divengono espressioni d'arte e mezzi per suscitare emozioni nel visitatore.
«Non è possibile restituire a una città un suo luogo simbolico, chiuso per trent'anni, semplicemente aprendo una porta. Per ricostruire i ponti caduti, per rammendare il tessuto memoriale di una comunità reintroducendo l'elemento obliato per due generazioni, l’arte è forse l'unico strumento capace di una chirurgia tanto profonda. Vorrei sanare questa ferita che è stata a lungo Casa Bossi ricreando un'atmosfera familiare,un luogo importante e riconoscibile per tutti. Vorrei che il visitatore, entrando, possa pensare “io qui ci sono già stato”» ha spiegato Tosatti.
«Speriamo che questo possa essere il primo passo per un recupero vero e profondo di questo luogo alla socialità e alla cultura di Novara- ha detto Tognetti- Nei nostri desiderata, infatti, Casa Bossi diverrà un centro culturale urbano e ci fa piacere che, oggi come all'epoca della sua costruzione, vi si siano alternati e affaccendati le migliori maestranze e artisti del nostro paese e della nostra città. E per questo siamo contenti di aver potuto avere la collaborazione e l'appoggio di tante realtà territoriali, quali, per esempio, Confartigianato e Cna».
Parole di soddisfazione sono venute anche da parte dell'Assessore Turchelli e del Sindaco Andrea Ballarè perché «è un’iniziativa di pregio e può essere il primo passo per conservare questo bene». Per ulteriori informazioni e per la prenotazione delle visite è possibile telefonare al 0321. 3940509 o via mail [email protected] o ancora visitare i siti www.casabossinovara.it e www.rest-art.it.
Mercoledí 18 Aprile 2012 -Barbara Bozzola, Tribunanovarese 2.0
Cultura "Tetralogia della polvere": l'artista Tosatti "incontra" Casa Bossi
Novara - Gian Maria Tosatti è l'artista romano creatore di “Tetralogia della polvere”, installazione ambientale verrà inaugurata lunedì 23 aprile alle 18 grazie alla collaborazione con il Comitato d’amore e il Comune di Novara. «L’anno scorso – racconta Tosatti – il mio amico Corrado Beldì mi ha invitato a vedere l’edificio e quando mi ci sono trovato al cospetto ho sentito immediatamente un sentimento molto forte di coinvolgimento. Sono abitauto a lavorare su spazi preesistenti ma di solito sono strutture industriali in cui l’uomo ha lasciato tracce del suo lavoro, della sua forza. Qui è diverso, si entra nella vita quotidiana di una famiglia e soprattutto nel vissuto trentennale che la casa ha alle spalle, in modo totalmente indipendente». Per 30 anni Casa Bossi non ha avuto più cielo, non ci sono più state le stagioni, il freddo o il caldo e allora la Casa si è autoprodotta quello che le era venuto a mancare. La mostra si intitola “Tetralogia della polvere” perché è come un romanzo suddiviso in quattro capitoli che, nello specifico, corrispondono alle scale della Casa: «C’è la scala nobiliare che richiama il mondo monumentale, quella degli inquilini che si interfaccia con la natura e poi ancora la scala della servitù in cui si sono scheletrificate le tracce dell’uomo e in ultimo la scala di servizio che porta al mondo basso, della povertà. Tutte queste scale si intrecciano in una trama e il mio intervento ha voluto isolare una serie di particolari». Quindici allievi del liceo artistico Casorati hanno fatto da assistenti all’artista mentre il progetto curatoriale è firmato da Julia Draganovic e Alessandro Facente. «Questo lavoro crea suggestioni forti – ha commentato l’assessore alla cultura del Comune Paola Turchelli – ed è un forte segnale che va sempre nella direzione che abbiamo già intrapreso da tempo secondo cui Casa Bossi è un patrimonio disponibile e da utilizzare». L’inaugurazione si terrà lunedì 23 alle 18 e l’installazione sarà visitabile fino al 3 giugno dalle 15 alle 19 e il sabato e la domenica dalle 11 alle 19; il 26 aprile alle 17 l’artista incontrerà il pubblico all’Arengo del Broletto.
Giovedì 19 Aprile 2012 - Valentina Sarmenghi, Corriere di Novara e Oknovara.it
Una “Tetralogia della polvere” per restituire Casa Bossi a Novara
L’installazione di Gian Maria Tosatti di visitabile dal 23 aprile al 3 giugno
NOVARA - Dal 23 aprile (opening su invito 21-22 aprile) Casa Bossi a Novara diventa teatro di una interessante opera d’arte ambientale, in cui l’artista offre una sapiente lettura dello spazio monumentale e delle sue testimonianze nascoste. L’installazione di Gian Maria Tosatti si intitola “Tetralogia della polvere” e, come è stato spiegato oggi in conferenza stampa a Palazzo Cabrino, è stata realizzata in co-produzione dal Comitato d'Amore di Casa Bossi e dalla Associazione Culturale Rest-Art, in collaborazione con La Rete Art Project e con il patrocinio del Comune di Novara.
“Il vuoto primordiale dell’edificio (5000 metri quadri disposti su sette livelli) è al centro dell’indagine artistica di Gian Maria Tosatti – spiega la nota di presentazione dell’evento espositivo - Come i libri lasciati accanto alle finestre Casa Bossi si è consumata nei suoi interni continuamente trafitti dalla luce fino a rimanere vuota, scarnificata. Sono spariti dapprima i corpi, poi gli arredi in legno a seguire quelli in metallo, restano solo pochissime tracce, nascoste negli angoli più bui, come i vecchi termosifoni in ghisa, staccati dai muri e quasi rifugiatisi al buio per non svanire, o come i mobili scheletrificati. L’intervento dunque si concentra nell’esaltare queste dinamiche della sparizione. Tetralogia della polvere è un grande disegno sul pavimento, realizzato da Tosatti rimuovendo dai fasci di luce che attraversano la casa gli strati di polvere accumulatisi negli anni di abbandono. La trama che emerge è un gioco di chiaroscuri fatti con la polvere che si dirada nei punti più illuminati e s’infittisce in molteplici gradazioni nelle zone d’ombra. Da questo ordito di base si sviluppano le quattro parti dell’intervento, ognuna delle quali segue il percorso di una delle quattro differenti scale dell’edificio. La scala nobiliare, quella della servitù, quella degli inquilini e poi quella di servizio sono accessi a mondi differenti fra loro, tutti però raccolti nell’unico involucro di pietra”.
«Non penso sia possibile restituire a una città un suo luogo simbolico scomparso per trent’anni, semplicemente aprendo una porta – spiega Tosatti, che ha realizzato l’opera con l’aiuto di alcuni studenti del liceo artistico Casorati di Novara - Per ricostruire i ponti caduti, per rammendare il tessuto memoriale di una comunità reintroducendo un elemento obliato per due generazioni, l’arte è forse l’unico strumento capace di una chirurgia tanto profonda. Quel che dunque intendo fare non è solo far entrare le persone nell’edificio, ma creare un incontro fra dimenticanze. Da una parte quella dei Novaresi per Casa Bossi, dall’altra quella di Casa Bossi per il resto del mondo. Vorrei creare l’incidente che permetta a queste due dimenticanze di guardarsi l’una nell’altra come dentro uno specchio e di contro dunque tornare a riconoscersi reciprocamente».
Il progetto curatoriale sviluppato da Julia Draganovic e Alessandro Facente prevede una doppia lettura del lavoro nelle sue varie fasi. Facente ha, infatti, seguito il lavoro dall’interno come un curatore embedded, un diarista, sponda critica interna al lavoro quotidiano che registra in soggettiva, mentre Draganovic dà una lettura dall’esterno dell’intero processo contestualizzandolo attraverso un’ottica panoramica.
“L’iniziativa, di livello assoluto, che viene proposta al vasto pubblico di appassionati di arte contemporanea – commenta il sindaco di Novara Andrea Ballarè – può essere considerata come un “segno”, che indica, incarnandola in un evento, l’opzione fondamentale per il mantenimento del bene quale patrimonio pubblico della città, valorizzando tutti i possibili apporti, pubblici e privati, istituzionali e spontanei, in grado di riconoscersi e operare in un luogo di straordinaria identità architettonica e culturale di Novara”.
La mostra “Tetralogia della polvere” sarà quindi visitabile a Casa Bossi in via Pier Lombardo 4 a Novara, il 21 e 22 aprile su invito e poi nei seguenti giorni e orari: dal 23 al 27 aprile dalle 15 alle 19, fino al 3 giugno mercoledì – venerdì ore 15 – 19, sabato e domenica 11-19. L’ingresso è a contributo libero ed è obbligatoria la prenotazione (tel. 0321.394059).
09/04/2025Dopo oltre trent'anni di chiusura, macchie, muri scrostati e pavimenti polverosi divengono espressioni d'arte e mezzi per suscitare emozioni nel visitatore.
NOVARA - È stata presentata oggi, 18 Aprile 2012, in una conferenza stampa a palazzo Cabrino, tra gli altri dall’Assessore alla Cultura Paola Turchelli e dal Presidente del Comitato d'Amore di Casa Bossi, Roberto Tognetti, la mostra “Tetralogia della Polvere” di Gian Maria Tosatti realizzata in coproduzione dal Comitato d'Amore di Casa Bossi e dalla associazione culturale Rest-Art, in collaborazione con La Rete Art Project e con il patrocinio del Comune di Novara.
Dal 23 aprile al 3 giugno, questo splendido edificio diventerà teatro di una interessante opera d'arte ambientale, in cui l'artista offre una sapiente lettura dello spazio monumentale e delle sue testimonianze nascoste. Ciò che resta, dopo oltre trent'anni di chiusura, è divenuto esso stesso oggetto e parte integrante dell'intervento artistico di Tosatti e in cui le macchie, i muri scrostati e i pavimenti ricoperti di polvere divengono espressioni d'arte e mezzi per suscitare emozioni nel visitatore.
«Non è possibile restituire a una città un suo luogo simbolico, chiuso per trent'anni, semplicemente aprendo una porta. Per ricostruire i ponti caduti, per rammendare il tessuto memoriale di una comunità reintroducendo l'elemento obliato per due generazioni, l’arte è forse l'unico strumento capace di una chirurgia tanto profonda. Vorrei sanare questa ferita che è stata a lungo Casa Bossi ricreando un'atmosfera familiare,un luogo importante e riconoscibile per tutti. Vorrei che il visitatore, entrando, possa pensare “io qui ci sono già stato”» ha spiegato Tosatti.
«Speriamo che questo possa essere il primo passo per un recupero vero e profondo di questo luogo alla socialità e alla cultura di Novara- ha detto Tognetti- Nei nostri desiderata, infatti, Casa Bossi diverrà un centro culturale urbano e ci fa piacere che, oggi come all'epoca della sua costruzione, vi si siano alternati e affaccendati le migliori maestranze e artisti del nostro paese e della nostra città. E per questo siamo contenti di aver potuto avere la collaborazione e l'appoggio di tante realtà territoriali, quali, per esempio, Confartigianato e Cna».
Parole di soddisfazione sono venute anche da parte dell'Assessore Turchelli e del Sindaco Andrea Ballarè perché «è un’iniziativa di pregio e può essere il primo passo per conservare questo bene». Per ulteriori informazioni e per la prenotazione delle visite è possibile telefonare al 0321. 3940509 o via mail [email protected] o ancora visitare i siti www.casabossinovara.it e www.rest-art.it.
Mercoledí 18 Aprile 2012 -Barbara Bozzola, Tribunanovarese 2.0
Cultura "Tetralogia della polvere": l'artista Tosatti "incontra" Casa Bossi
Novara - Gian Maria Tosatti è l'artista romano creatore di “Tetralogia della polvere”, installazione ambientale verrà inaugurata lunedì 23 aprile alle 18 grazie alla collaborazione con il Comitato d’amore e il Comune di Novara. «L’anno scorso – racconta Tosatti – il mio amico Corrado Beldì mi ha invitato a vedere l’edificio e quando mi ci sono trovato al cospetto ho sentito immediatamente un sentimento molto forte di coinvolgimento. Sono abitauto a lavorare su spazi preesistenti ma di solito sono strutture industriali in cui l’uomo ha lasciato tracce del suo lavoro, della sua forza. Qui è diverso, si entra nella vita quotidiana di una famiglia e soprattutto nel vissuto trentennale che la casa ha alle spalle, in modo totalmente indipendente». Per 30 anni Casa Bossi non ha avuto più cielo, non ci sono più state le stagioni, il freddo o il caldo e allora la Casa si è autoprodotta quello che le era venuto a mancare. La mostra si intitola “Tetralogia della polvere” perché è come un romanzo suddiviso in quattro capitoli che, nello specifico, corrispondono alle scale della Casa: «C’è la scala nobiliare che richiama il mondo monumentale, quella degli inquilini che si interfaccia con la natura e poi ancora la scala della servitù in cui si sono scheletrificate le tracce dell’uomo e in ultimo la scala di servizio che porta al mondo basso, della povertà. Tutte queste scale si intrecciano in una trama e il mio intervento ha voluto isolare una serie di particolari». Quindici allievi del liceo artistico Casorati hanno fatto da assistenti all’artista mentre il progetto curatoriale è firmato da Julia Draganovic e Alessandro Facente. «Questo lavoro crea suggestioni forti – ha commentato l’assessore alla cultura del Comune Paola Turchelli – ed è un forte segnale che va sempre nella direzione che abbiamo già intrapreso da tempo secondo cui Casa Bossi è un patrimonio disponibile e da utilizzare». L’inaugurazione si terrà lunedì 23 alle 18 e l’installazione sarà visitabile fino al 3 giugno dalle 15 alle 19 e il sabato e la domenica dalle 11 alle 19; il 26 aprile alle 17 l’artista incontrerà il pubblico all’Arengo del Broletto.
Giovedì 19 Aprile 2012 - Valentina Sarmenghi, Corriere di Novara e Oknovara.it
Una “Tetralogia della polvere” per restituire Casa Bossi a Novara
L’installazione di Gian Maria Tosatti di visitabile dal 23 aprile al 3 giugno
NOVARA - Dal 23 aprile (opening su invito 21-22 aprile) Casa Bossi a Novara diventa teatro di una interessante opera d’arte ambientale, in cui l’artista offre una sapiente lettura dello spazio monumentale e delle sue testimonianze nascoste. L’installazione di Gian Maria Tosatti si intitola “Tetralogia della polvere” e, come è stato spiegato oggi in conferenza stampa a Palazzo Cabrino, è stata realizzata in co-produzione dal Comitato d'Amore di Casa Bossi e dalla Associazione Culturale Rest-Art, in collaborazione con La Rete Art Project e con il patrocinio del Comune di Novara.
“Il vuoto primordiale dell’edificio (5000 metri quadri disposti su sette livelli) è al centro dell’indagine artistica di Gian Maria Tosatti – spiega la nota di presentazione dell’evento espositivo - Come i libri lasciati accanto alle finestre Casa Bossi si è consumata nei suoi interni continuamente trafitti dalla luce fino a rimanere vuota, scarnificata. Sono spariti dapprima i corpi, poi gli arredi in legno a seguire quelli in metallo, restano solo pochissime tracce, nascoste negli angoli più bui, come i vecchi termosifoni in ghisa, staccati dai muri e quasi rifugiatisi al buio per non svanire, o come i mobili scheletrificati. L’intervento dunque si concentra nell’esaltare queste dinamiche della sparizione. Tetralogia della polvere è un grande disegno sul pavimento, realizzato da Tosatti rimuovendo dai fasci di luce che attraversano la casa gli strati di polvere accumulatisi negli anni di abbandono. La trama che emerge è un gioco di chiaroscuri fatti con la polvere che si dirada nei punti più illuminati e s’infittisce in molteplici gradazioni nelle zone d’ombra. Da questo ordito di base si sviluppano le quattro parti dell’intervento, ognuna delle quali segue il percorso di una delle quattro differenti scale dell’edificio. La scala nobiliare, quella della servitù, quella degli inquilini e poi quella di servizio sono accessi a mondi differenti fra loro, tutti però raccolti nell’unico involucro di pietra”.
«Non penso sia possibile restituire a una città un suo luogo simbolico scomparso per trent’anni, semplicemente aprendo una porta – spiega Tosatti, che ha realizzato l’opera con l’aiuto di alcuni studenti del liceo artistico Casorati di Novara - Per ricostruire i ponti caduti, per rammendare il tessuto memoriale di una comunità reintroducendo un elemento obliato per due generazioni, l’arte è forse l’unico strumento capace di una chirurgia tanto profonda. Quel che dunque intendo fare non è solo far entrare le persone nell’edificio, ma creare un incontro fra dimenticanze. Da una parte quella dei Novaresi per Casa Bossi, dall’altra quella di Casa Bossi per il resto del mondo. Vorrei creare l’incidente che permetta a queste due dimenticanze di guardarsi l’una nell’altra come dentro uno specchio e di contro dunque tornare a riconoscersi reciprocamente».
Il progetto curatoriale sviluppato da Julia Draganovic e Alessandro Facente prevede una doppia lettura del lavoro nelle sue varie fasi. Facente ha, infatti, seguito il lavoro dall’interno come un curatore embedded, un diarista, sponda critica interna al lavoro quotidiano che registra in soggettiva, mentre Draganovic dà una lettura dall’esterno dell’intero processo contestualizzandolo attraverso un’ottica panoramica.
“L’iniziativa, di livello assoluto, che viene proposta al vasto pubblico di appassionati di arte contemporanea – commenta il sindaco di Novara Andrea Ballarè – può essere considerata come un “segno”, che indica, incarnandola in un evento, l’opzione fondamentale per il mantenimento del bene quale patrimonio pubblico della città, valorizzando tutti i possibili apporti, pubblici e privati, istituzionali e spontanei, in grado di riconoscersi e operare in un luogo di straordinaria identità architettonica e culturale di Novara”.
La mostra “Tetralogia della polvere” sarà quindi visitabile a Casa Bossi in via Pier Lombardo 4 a Novara, il 21 e 22 aprile su invito e poi nei seguenti giorni e orari: dal 23 al 27 aprile dalle 15 alle 19, fino al 3 giugno mercoledì – venerdì ore 15 – 19, sabato e domenica 11-19. L’ingresso è a contributo libero ed è obbligatoria la prenotazione (tel. 0321.394059).
Il mio dialogo con Casa Bossi - Una riflessione di Gian Maria Tosatti
C’è una frase di Giacometti che mi torna in mente continuamente. E’ una specie di richiamo che resta sospeso sulle settimane, i mesi, il volgere delle stagioni e che però in questo periodo si è acuito, diventando insistente, come un basso ostinato che accompagna il mio dialogo con Casa Bossi. Ne ho dimenticato la forma esatta. Tante volte l’ho percorsa che l’ho consumata. Fossi capace – diceva Giacometti – fossi capace di fare un’opera come vorrei, ma allora….
Ecco. A questo penso tutte le volte che faccio le scale di Casa Bossi. La partita a scacchi con Antonelli a questo punto è finita. E’ andata nell’unico modo in cui poteva andare. Abbiamo smesso di giocare. Nessuno di noi voleva vincere. La partita era solo un pretesto per sederci allo stesso tavolo e parlare sopra le teste dei pedoni, degli alfieri. Alla fine parlare con i morti è sempre parlare della dimenticanza. I morti, tutti, vogliono solo essere presenti, ancora e ancora. E questa nostra vita, così piccola al cospetto dell’eternità e di ogni paradiso possibile, la scopro sempre così meravigliosa se i trapassati al di là della sua soglia non ambiscono ad altro che a tornare o meglio a restare. Gli inglesi userebbero la parola “linger”. Antonelli comunque è a San Gaudenzio, che si vede dalle finestre della mia camera da letto. Le lascio aperte da un mese tutta la notte, perché mi guardi dormire. A Casa Bossi Antonelli si presenta di rado. Per lo più lascia fare, con una certa benevolenza. Non smette di controllare comunque ogni mossa dall’alto della cupola, con un’attenzione comunque tanto puntuale da aver prodotto una specie di piccolo miracolo, proiettando l’immagine di San Gaudenzio all’interno di una stanza buia col meccanismo della camera ottica, per tramite di un foro nel muro generato appunto dall’abbandono, dal decadimento. Ma a parte questo il musone mi lascia fare. Mi ha consegnato la casa con quella ineluttabile fiducia con cui si lascia la propria storia nelle mani dei propri discendenti. La casa trema da un po’ nelle mie mani dunque e si lascia attraversare, modificare. Due mesi di allestimento per un’opera appena visibile. Dieci ore di lavoro giornaliere. Quindici assistenti e oltre. Ogni cosa per rivoltare completamente quella casa affinché tutto sembri esattamente uguale a sé stesso. Cambiare tutto per scomparire in un processo che non è di mimesi, ma di penetrazione. Non sono negli ambienti, sono nei muri, sono nei cavi della luce, del telefono, nei tubi dell’acqua, sono nei vasi sanguigni della casa, sono sotto la superficie, sono nel movimento dell’edificio, nella vibrazione della pietra. Salgo e scendo le scale. Sparisco a poco a poco. Seguo l’evoluzione di questo mio intervento e mi ripeto la frase di Giacometti che ho dimenticato e che riaffiora. Mi dice che quest’opera non è l’opera che volevo fare, ma quella che potevo fare. Ancora Giacometti che dice «un cieco avanza una mano nella notte». Il volto che trova non è determinato dalle sue mani, le sue mani leggono un volto. Il cieco lo riconosce. Tutto qui. Non posso fare di più. E forse non devo. Se davvero fossi capace di fare un’opera come voglio, allora, come diceva Giacometti, non ci sarebbero più domande da fare. Se non incontrassi un volto diverso da quello che posso immaginare e che poi non può essere altro che il mio, non avrei più niente da chiedere, saprei già tutto e non saprei niente, perché quello che già so è passato, dimenticato, inutilizzabile per questo respiro e il prossimo.
Tetralogia della polvere è il mio sforzo di lettura, è l’ennesima tana di sfingi che io posso solamente aprire, e per le quali posso tentare un canto di pace, un incanto, che mi faccia attraversare questo spazio restando incolume, come il “Caruso” nel racconto di Vassalli, o come Fitzcarraldo, nel film di Herzog, col suo di Caruso.
Casa Bossi è una tana enorme. Sembra non finire mai. Man mano che prende forma trovo questa installazione “stancante”. Mi auguro che i Novaresi possano comprendere la necessità di fare l’intero percorso a tappe. Lasciandolo sospeso, come un libro, usando il prezioso meccanismo del ritorno per aiutare la lettura.
Il ritorno è la chiave. I novaresi, solo loro potranno davvero usarla. Una scala ogni tanto, per poter tornare, per poter riprendere il discorso nell’unico modo possibile, quello che non si risolve in un’unica sessione. Ricominciare a parlare con qualcuno che non si vede da anni, ricominciare a parlare con sé stessi, non è cosa che si possa aprire e chiudere in una sola occasione. Bisogna far passare del tempo. Bisogna tornare una volta e poi lasciare che il tempo passi, senza pianificare la prossima visita. Tenere scale in sospeso. Immaginarle prima di vederle. Desiderarle, costruirle nella mente, in modo che poi, una volta attraversate, possano essere esattamente come erano state immaginate. E lo saranno. Non potranno essere altrimenti.
Per quel che mi riguarda, ho quasi messo la parola fine su quest’opera. Manca ancora molto, ma comincio ad essere estromesso. La casa mi chiude le porte alle spalle. Non ha più bisogno delle mie mani in molte delle sue parti. Cerco ancora però di accordare ogni suono, di calibrare l’orchestra fino all’ultimo momento, fino all’inizio del concerto, quando dovrò lasciare il podio vuoto.
A chi mi chiede di cosa parla quest’opera risponderei mettendogli di fronte uno specchio e girandogli la domanda: di cosa parla questo quadro? E’ il finale della Triogia della città di K. Klaus incontra Claus. I due gemelli si guardano uno di fronte all’altro, proprio come in uno specchio, ma solo uno accorderà il riconoscimento. Di cosa parla dunque quest’opera? Parla del riconoscersi. Casa Bossi, Novara, i novaresi, Antonelli, sono i termini di una grande analogia. Casa Bossi, con la sua ostinazione a riprodurre il resto del mondo, da cui è stata tagliata fuori per oltre trent’anni, non è che la nostra stessa casa interiore, con le sue stanze, i suoi piani, le sue scale padronali o di servizio, come appunto ne La gran bevuta di René Daumal. «I’ve already been here» è una frase che ho detto spesso ultimamente e che se non fosse così connotata con un preciso filone dei miei lavori, avrei dovuto usare necessariamente per quest’opera. Ho parlato tante volte coi curatori di questo progetto, Alessandro e Julia, di come per questa casa gli uomini non fossero che deità lontane, ricordi quasi inutili, irraggiungibili. Per gli uomini, invece, questa casa, lontana tre decenni nel tempo, è qualcosa di così incredibilmente vicino. Questa casa non è un edificio che riproduce il mondo, ma è appunto una grande camera ottica, come quella in cui Antonelli proietta il suo San Gaudenzio come un’ombra lunga nell’oscurità. Questa casa è l’insieme dei luoghi che abbiamo visitato. L’insieme di tutti i momenti di umanità che ci hanno bruciato mentre non eravamo preparati lasciandoci il segno.
Mi hanno chiesto di costruire un ponte sopra trent’anni, di reinnestare Casa Bossi nel tessuto memoriale di una comunità che da generazioni non l’ha più attraversata e che intere generazioni non hanno visto mai. Ecco, è così che ho assolto il mio compito. Ho provato a fare del giardino di pietra il giardino dell’anima, un luogo in cui tutti sono già stati. Ho azzerato così la distanza. Due mesi di allestimento, quindici assistenti, tonnellate di materiali, perché nulla si vedesse.
05/04/2025Ecco. A questo penso tutte le volte che faccio le scale di Casa Bossi. La partita a scacchi con Antonelli a questo punto è finita. E’ andata nell’unico modo in cui poteva andare. Abbiamo smesso di giocare. Nessuno di noi voleva vincere. La partita era solo un pretesto per sederci allo stesso tavolo e parlare sopra le teste dei pedoni, degli alfieri. Alla fine parlare con i morti è sempre parlare della dimenticanza. I morti, tutti, vogliono solo essere presenti, ancora e ancora. E questa nostra vita, così piccola al cospetto dell’eternità e di ogni paradiso possibile, la scopro sempre così meravigliosa se i trapassati al di là della sua soglia non ambiscono ad altro che a tornare o meglio a restare. Gli inglesi userebbero la parola “linger”. Antonelli comunque è a San Gaudenzio, che si vede dalle finestre della mia camera da letto. Le lascio aperte da un mese tutta la notte, perché mi guardi dormire. A Casa Bossi Antonelli si presenta di rado. Per lo più lascia fare, con una certa benevolenza. Non smette di controllare comunque ogni mossa dall’alto della cupola, con un’attenzione comunque tanto puntuale da aver prodotto una specie di piccolo miracolo, proiettando l’immagine di San Gaudenzio all’interno di una stanza buia col meccanismo della camera ottica, per tramite di un foro nel muro generato appunto dall’abbandono, dal decadimento. Ma a parte questo il musone mi lascia fare. Mi ha consegnato la casa con quella ineluttabile fiducia con cui si lascia la propria storia nelle mani dei propri discendenti. La casa trema da un po’ nelle mie mani dunque e si lascia attraversare, modificare. Due mesi di allestimento per un’opera appena visibile. Dieci ore di lavoro giornaliere. Quindici assistenti e oltre. Ogni cosa per rivoltare completamente quella casa affinché tutto sembri esattamente uguale a sé stesso. Cambiare tutto per scomparire in un processo che non è di mimesi, ma di penetrazione. Non sono negli ambienti, sono nei muri, sono nei cavi della luce, del telefono, nei tubi dell’acqua, sono nei vasi sanguigni della casa, sono sotto la superficie, sono nel movimento dell’edificio, nella vibrazione della pietra. Salgo e scendo le scale. Sparisco a poco a poco. Seguo l’evoluzione di questo mio intervento e mi ripeto la frase di Giacometti che ho dimenticato e che riaffiora. Mi dice che quest’opera non è l’opera che volevo fare, ma quella che potevo fare. Ancora Giacometti che dice «un cieco avanza una mano nella notte». Il volto che trova non è determinato dalle sue mani, le sue mani leggono un volto. Il cieco lo riconosce. Tutto qui. Non posso fare di più. E forse non devo. Se davvero fossi capace di fare un’opera come voglio, allora, come diceva Giacometti, non ci sarebbero più domande da fare. Se non incontrassi un volto diverso da quello che posso immaginare e che poi non può essere altro che il mio, non avrei più niente da chiedere, saprei già tutto e non saprei niente, perché quello che già so è passato, dimenticato, inutilizzabile per questo respiro e il prossimo.
Tetralogia della polvere è il mio sforzo di lettura, è l’ennesima tana di sfingi che io posso solamente aprire, e per le quali posso tentare un canto di pace, un incanto, che mi faccia attraversare questo spazio restando incolume, come il “Caruso” nel racconto di Vassalli, o come Fitzcarraldo, nel film di Herzog, col suo di Caruso.
Casa Bossi è una tana enorme. Sembra non finire mai. Man mano che prende forma trovo questa installazione “stancante”. Mi auguro che i Novaresi possano comprendere la necessità di fare l’intero percorso a tappe. Lasciandolo sospeso, come un libro, usando il prezioso meccanismo del ritorno per aiutare la lettura.
Il ritorno è la chiave. I novaresi, solo loro potranno davvero usarla. Una scala ogni tanto, per poter tornare, per poter riprendere il discorso nell’unico modo possibile, quello che non si risolve in un’unica sessione. Ricominciare a parlare con qualcuno che non si vede da anni, ricominciare a parlare con sé stessi, non è cosa che si possa aprire e chiudere in una sola occasione. Bisogna far passare del tempo. Bisogna tornare una volta e poi lasciare che il tempo passi, senza pianificare la prossima visita. Tenere scale in sospeso. Immaginarle prima di vederle. Desiderarle, costruirle nella mente, in modo che poi, una volta attraversate, possano essere esattamente come erano state immaginate. E lo saranno. Non potranno essere altrimenti.
Per quel che mi riguarda, ho quasi messo la parola fine su quest’opera. Manca ancora molto, ma comincio ad essere estromesso. La casa mi chiude le porte alle spalle. Non ha più bisogno delle mie mani in molte delle sue parti. Cerco ancora però di accordare ogni suono, di calibrare l’orchestra fino all’ultimo momento, fino all’inizio del concerto, quando dovrò lasciare il podio vuoto.
A chi mi chiede di cosa parla quest’opera risponderei mettendogli di fronte uno specchio e girandogli la domanda: di cosa parla questo quadro? E’ il finale della Triogia della città di K. Klaus incontra Claus. I due gemelli si guardano uno di fronte all’altro, proprio come in uno specchio, ma solo uno accorderà il riconoscimento. Di cosa parla dunque quest’opera? Parla del riconoscersi. Casa Bossi, Novara, i novaresi, Antonelli, sono i termini di una grande analogia. Casa Bossi, con la sua ostinazione a riprodurre il resto del mondo, da cui è stata tagliata fuori per oltre trent’anni, non è che la nostra stessa casa interiore, con le sue stanze, i suoi piani, le sue scale padronali o di servizio, come appunto ne La gran bevuta di René Daumal. «I’ve already been here» è una frase che ho detto spesso ultimamente e che se non fosse così connotata con un preciso filone dei miei lavori, avrei dovuto usare necessariamente per quest’opera. Ho parlato tante volte coi curatori di questo progetto, Alessandro e Julia, di come per questa casa gli uomini non fossero che deità lontane, ricordi quasi inutili, irraggiungibili. Per gli uomini, invece, questa casa, lontana tre decenni nel tempo, è qualcosa di così incredibilmente vicino. Questa casa non è un edificio che riproduce il mondo, ma è appunto una grande camera ottica, come quella in cui Antonelli proietta il suo San Gaudenzio come un’ombra lunga nell’oscurità. Questa casa è l’insieme dei luoghi che abbiamo visitato. L’insieme di tutti i momenti di umanità che ci hanno bruciato mentre non eravamo preparati lasciandoci il segno.
Mi hanno chiesto di costruire un ponte sopra trent’anni, di reinnestare Casa Bossi nel tessuto memoriale di una comunità che da generazioni non l’ha più attraversata e che intere generazioni non hanno visto mai. Ecco, è così che ho assolto il mio compito. Ho provato a fare del giardino di pietra il giardino dell’anima, un luogo in cui tutti sono già stati. Ho azzerato così la distanza. Due mesi di allestimento, quindici assistenti, tonnellate di materiali, perché nulla si vedesse.
La Facoltà di Architettura del Polimi a Casa Bossi
I professori Umberto Carlo Demichelis, Paolo Maria Farina, Marco Torri, con gli architetti Roberta Tongini Folli, Arianna Rigamonti, Attilio Barone del Dipartimento BEST del Politecnico di Milano, Campus Leonardo, hanno deciso di dedicare il LABORATORIO DI RESTAURO ARCHITETTONICO a Casa Bossi per il secondo semestre dell’A.A. 2011-12.
L’intervento viene supportato dall’Assessore all’Urbanistica Marco Bozzola e dal Comitato d’Amore per Casa Bossi e sarà anche finalizzato a offrire idee, spunti e soluzioni per le tante attività di messa a punto del lungo percorso che porterà nei prossimi anni al recupero e alla valorizzazione del monumento antonelliano.
Finalità del Laboratorio è offrire agli studenti strumenti critici, metodologici e pratici per la tutela del costruito alla scala urbana e del paesaggio. Collocando storicamente il Restauro urbano come articolazione del ruolo della tutela – quando si passi dal singolo edificio (restauro dei monumenti, restauro architettonico), al contesto urbano e al paesaggio –, il Laboratorio si propone in sintesi di affrontare i temi della conoscenza, dell’analisi, dell’uso e del progetto, per la tutela e la conservazione del paesaggio costruito, inteso come risorsa e documento, e non come puro e semplice ambiente per i monumenti.
Alla fine di questo percorso, ci si propone di verificare i metodi e gli strumenti adottati anche attraverso confronto con l’eccellenza artigiana della provincia di Novara.
12/01/2026L’intervento viene supportato dall’Assessore all’Urbanistica Marco Bozzola e dal Comitato d’Amore per Casa Bossi e sarà anche finalizzato a offrire idee, spunti e soluzioni per le tante attività di messa a punto del lungo percorso che porterà nei prossimi anni al recupero e alla valorizzazione del monumento antonelliano.
Finalità del Laboratorio è offrire agli studenti strumenti critici, metodologici e pratici per la tutela del costruito alla scala urbana e del paesaggio. Collocando storicamente il Restauro urbano come articolazione del ruolo della tutela – quando si passi dal singolo edificio (restauro dei monumenti, restauro architettonico), al contesto urbano e al paesaggio –, il Laboratorio si propone in sintesi di affrontare i temi della conoscenza, dell’analisi, dell’uso e del progetto, per la tutela e la conservazione del paesaggio costruito, inteso come risorsa e documento, e non come puro e semplice ambiente per i monumenti.
Alla fine di questo percorso, ci si propone di verificare i metodi e gli strumenti adottati anche attraverso confronto con l’eccellenza artigiana della provincia di Novara.
SAN GAUDENZIO: APERTURA STRAORDINARIA